La verità sulla disoccupazione in America

Il dato al 6,3% inganna perché indica la popolazione attiva che sta cercando lavoro. Il dato reale è al 12,3 per cento, in leggero calo ma lontano dai livelli accettabili

Il Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama – Credits: EWEL SAMAD/AFP/Getty Images

Mattia Ferraresi

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I dati sull’occupazione americana pubblicati dal dipartimento del lavoro hanno fatto tirare un sospiro di sollievo al paese dopo le stime, non proprio confortanti, sulla crescita economica del 2014, allo 0,1 per cento, aggiustate al ribasso anche a causa dell’inverno eccezionalmente freddo. Il settore privato ha creato ad aprile 288 mila posti di lavoro, il mese più fecondo dall’inizio del 2012 e decisamente superiore alla media delle assunzioni dello scorso anno, 197 mila.

Contestualmente il tasso di disoccupazione è sceso al 6,3% , il dato migliore dal 2008, una meravigliosa visione da era pre-crisi che, però, occorre valutare con un certo distacco per evitare di rimanere tramortiti quando l’immagine dell’oasi nel deserto improvvisamente scompare.

Il trend generale dell’occupazione in America è senza dubbio positivo e il mese di aprile ha segnato una crescita particolare anche grazie al settore delle costruzioni che si è risvegliato dopo il lungo letargo invernale. Il 6,3%, dato facilmente reclamizzabile dall’amministrazione Obama come prova dell’efficacia della sua politica economica, è un numero che inganna, perché in America il tasso di disoccupazione rileva la percentuale della popolazione attiva che sta cercando lavoro.

Il problema del mercato del lavoro americano è che tanti, visto il clima, hanno smesso di cercare un’occupazione e sono usciti dalla forza lavoro, pari oggi al 62,8% della popolazione, il livello più basso negli ultimi trent’anni. L’indicatore della disoccupazione reale, noto come U-6, è al 12,3 per cento, in leggero calo rispetto al mese precedente, ma ancora lontano dai livelli di crescita accettabili.

L’altro aspetto rilevante dei dati pubblicati ieri riguarda i salari minimi, che in America non aumentano, e l’ultimo tentativo di Obama di passare una legge per innalzarli non è passato al vaglio della strettissima maggioranza democratica al Senato.

È uno strano circolo vizioso per il presidente, che ha fatto della battaglia per il salario minimo l’apripista del suo progetto di riforme per combattere la disuguaglianza: sono proprio i salari bassi che permettono all’America di avere dati sull’occupazione abbastanza positivi, almeno in apparenza, per essere rivenduti al pubblico come grandi conquiste della politica economica obamiana.

Leggi anche: i limiti della riforma di Obama sul salario minimo

Con questi numeri la Casa Bianca può far passare il suo messaggio: l’anemia economica è passata, la “jobless recovery” è un’ombra del passato, si torna a crescere sul serio, ecco i numeri che lo dimostrano. Ma grattando la superficie si scopre che i dati non sono esaltanti come appaiono.

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