Telecom Italia e il pressing alto di Gamberale

Nella battaglia contro gli spagnoli, il capo di F2i potrebbe aver convinto il Colle a smuovere Letta

Ansa – Credits: Il logo di Telecom Italia

Stella Narciso

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La Consob che manda i dossier sulla Telecom alla procura. Il suo presidente Giuseppe Vegas che parla di «pentolone scoperchiato». L’Agcom più severa di Bruxelles sui tagli alle tariffe Telecom. Perfino il premier Enrico Letta che, due mesi dopo aver auspicato la nascita di campioni europei nelle tlc, dice che il governo tiene allo sviluppo della rete in banda larga. Nei giorni caldi dell’assemblea di venerdì 20 dicembre in cui la Telecom Italia conta i voti pro e contro il blitz della Telefonica che ha comprato per 750 milioni di euro il controllo del gruppo italiano, il vento istituzionale verso il colosso spagnolo è cambiato. Come mai? Le spiegazioni non sono provabili, ma suggestive sì. Un ruolo chiave potrebbe averlo svolto la moral suasion della presidenza della Repubblica sulla «strategicità» della rete tlc in banda larga. E lo spunto potrebbe essere stato, per il presidente, la stima di lunga data verso Vito Gamberale, già capo di Sip e Tim, oggi alla guida del fondo F2i, nonché candidato al consiglio Telecom in quota Fossati. Come la pensi, Gamberale l’ha detto in audizione parlamentare: la banda larga italiana non può prescindere dalla rete Telecom, ma la Telecom non ha i soldi da sola per farla. Lui ha comprato il controllo della Metroweb per svilupparla, lasciare agli stranieri la rete Telecom è un autogol strategico.

Una linea sposata in pieno dal piano industriale di Marco Fossati, l’erede Star che partendo dal suo 5 per cento ha in due mesi aggregato in Telecom il consenso di un blocco di soci internazionali e ha candidato Gamberale nella sua lista di consiglieri: societarizzazione della rete e apertura alla Metroweb e ad altri partner.

Dunque, per la seconda volta dopo il caso Autostrade, quando fermò la scalata della Abertis, Gamberale sarebbe riuscito a «matare» un toro spagnolo, facendo arrivare la moral suasion quirinalizia a «chi di dovere». Forse lo stesso soggetto da cui Gabriele Galateri di Genola, presidente delle Generali, avrebbe avuto l’ok preliminare all’ingresso della Telefonica in Telecom: e chi, se non Enrico Letta, amico degli spagnoli grazie ai buoni uffici del suo ex collega al Foro per il dialogo italo-spagnolo, Narcis Serra?

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