Tassisti contro Uber: le ragioni dello scontro

I tassisti sono scesi in sciopero per contestare quella che loro ritengono una concorrenza sleale. Ecco perché e le ragioni dei due fronti opposti

Tassisti milanesi in occasione della manifestazione svoltasi a Milano il 20 marzo 2014 contro quella che considerano "concorrenza sleale" da parte dei noleggi con conducente e in particolare dall'app Uber che li mette in rete – Credits: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Damiano Iovino

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È sfociata in uno sciopero di un'intera giornata dalle 8 alle 22 di oggi, la guerra dei tassisti milanesi contro Uber, la società californiana sbarcata in Italia con la sua App che consente di usare una limousine a un costo superiore del 20% a quello dei taxi, ma pari alla metà di un classico Noleggio con Conducente (NCC).

La storia di Uber

Non è la prima volta che la categoria dei tassisti alza gli scudi contro l'attività di Uber.

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Ecco le due visioni a confronto:

- Secondo i tassisti i conducenti che lavorano per Uber di fatto svolgono un lavoro analogo al loro senza avere alcuna licenza, quindi in regime di concorrenza sleale. In particolare, i tassisti affermano che gli autisti di Uber, dopo ogni servizio dovrebbero tornare alla loro base, prima di accettare nuovi clienti, cosa che invece non fanno. Inoltre mentre loro, effettuando un servizio pubblico sono obbligati a rispondere alle chiamate, gli autisti di Uber possono rifiutarsi. Anche per questo motivo, secondo i tassisti, agli autisti di Uber non dovrebbe essere consentito l’uso delle corsie preferenziali.

- Uber in Italia come in tutto il mondo, si muove con agilità in un settore governato da leggi vetuste che lasciano ampi spazi all’interpretazione. Infatti anche a Milano, a un anno dall’entrata in servizio della App, il Comune (malgrado le promesse alla potente lobby dei tassisti) non è riuscito a bloccare le limousine nere. E il giudice di pace ha sempre dato ragione agli autisti Uber quando hanno contestato multe e sequestro di libretti di circolazione. Uber sottolinea l’offerta di un servizio impeccabile, reperibile con uno smartphone, e l’utilità di pagare con addebito automatico con la carta di credito registrata sulla App.

Il Comune, chiamato in causa dai tassisti, ha ammesso di non aver risorse per garantire un controllo più efficace sulle presunte violazioni di Uber e ha confermato la vaghezza delle norme che regolano il settore. Segno che la questione non è certo finita qui.

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