Le tasse secondo il Governo Renzi

Dal taglio di Irap e Irpef all’aumento della tassazione sulle rendite, ecco la rivoluzione del fisco che ha in testa il nuovo premier

– Credits: Il presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi

Giuseppe Cordasco

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Sarà certamente uno dei capitoli fondamentali dell’opera di governo del premier incaricato Matteo Renzi. Ci riferiamo alle tasse, uno scoglio contro il quale finora si sono infranti i progetti di riforma di molti governi del passato. Il fisco italiano resta infatti un macigno su imprese e famiglie e rappresenta, secondo una lettura ormai diffusa, uno degli ostacoli principali alla ripresa economica del nostro Paese. E’ da qui allora che il nuovo presidente del Consiglio incaricato ha annunciato di voler partire per ridare slancio ad un Paese ormai prostrato. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le idee principali che il nuovo inquilino di Palazzo Chigi ha in mente di mettere in campo da maggio, lasciando da parte le tasse sulla casa a cui abbiamo dedicato un capitolo a parte .

Taglio Irap. La riduzione del cosiddetto cuneo fiscale è diventata ormai da qualche tempo la soluzione più naturale per ridare ossigeno tanto alle imprese che alle famiglie. In questo senso,un sollievo alle aziende arriverebbe dal taglio dell’Irap,una delle imposte ritenute più inique dal nostro sistema produttivo. Nel suo Jobs Act, presentato qualche tempo fa, Renzi aveva auspicato una sforbiciata radicale del 10%. Una misura che costerebbe alle casse dello Stato circa 2,5 miliardi di euro, ma che per le nostre imprese rappresenterebbe una vera boccata d’ossigeno.

LAVORO, ECCO I PROGRAMMI DEL NUOVO PREMIER

Taglio Irpef. Per le famiglie invece, l’intervento sul cuneo fiscale si tradurrebbe praticamente in una riduzione delle aliquote Irpef. In particolare negli ambienti renziani si starebbe pensando al taglio di un punto dei primi due scaglioni: quello attualmente al 23% sui redditi fino a 15mila euro, e quello per ora fissato al 27% sui redditi da 15mila a 28mila euro. Un intervento questo che costerebbe circa 5 miliardi di euro, e che avrebbe la controindicazione di risultare però spalmato su una platea fin troppo ampia di contribuenti.

RENZI E I NODI DELL'ECONOMIA

Aumento delle detrazioni. Proprio per ovviare all’effetto sopra descritto, che potrebbe vanificare il taglio dell’Irpef, si starebbe pensando in alternativa ad un aumento delle detrazioni per i redditi più bassi, ovvero di quelli tra 8mila e 15mila euro. In questo caso si potrebbe portare nelle casse delle famiglie meno abbienti fino a 450 euro, con conseguenze economiche decisamente più tangibili. Anche in questo caso, la misura in questione costerebbe alle casse dello Stato circa 5 miliardi di euro.

Aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. Il progetto di revisione fiscale messo in cantiere dal futuro governo Renzi, prevederebbe poi un riequilibrio del carico tributario, attualmente troppo sbilanciato a sfavore dei redditi da lavoro. Per ottenere questo risultato si starebbe studiando un aumento della tassazione delle rendite finanziarie al momento ferma al 20%, ossia molto meno della metà di quella applicata sui redditi da lavoro.

TASSE, IL VERO OSTACOLO ALLA RIPRESA

Lotta all’evasione e spending review. In un periodo di crisi come quello attuale e di conti pubblici tenuti costantemente sotto controllo da Bruxelles, non si può pensare ad una riforma fiscale che non tenga conto delle risorse da utilizzare. In questo senso due sarebbero i canali individuati: da un parte la lotta all’evasione fiscale, il cui gettito però spesso è difficilmente stimabile. Altra fonte poi saranno i tagli alla macchina pubblica, la cosiddetta spending review alla quale sta lavorando il commissario Carlo Cottarelli. Quest’ultimo avrebbe già individuato tagli per 3 miliardi nel solo 2014. Un risultato  che sarebbe stato apprezzato anche da Renzi, pronto dunque a confermarlo in un ruolo a cui era stato chiamato dal precedente premier Enrico Letta.

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