Job Act di Renzi: tre opinioni sulle proposte per il lavoro

Michele Tiraboschi, Giuliano Cazzola, Pietro Ichino: il parere degli esperti di economia e lavoro sul piano per l'occupazione del segretario Pd

Il leader del Pd, Matteo Renzi – Credits: Maurizio Degli Innocenti/Ansa

Andrea Telara

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Nuove regole sul lavoro con la creazione di un contratto a tutele crescenti, semplificazione della burocrazia, più facilità nel licenziare i dirigenti della pubblica amministrazione e sostegno ad alcuni settori strategici per l'economia come il turismo, l'edilizia o la cosiddetta green economy. Sono alcuni dei pilastri del Job Act di Matteo Renzi, il piano per creare occupazione che il segretario del Pd intende presentare nella seconda metà di gennaio. Le misure prospettate da Renzi sono ancora in cantiere ma il leader democratico ne ha dato alcune anticipazioni nella newsletter pubblicata sul suo sito personale . Ecco come le proposte vengono accolte oggi da tre esperti di economia e diritto.

I PIANI PER IL LAVORO DEL LEADER PD

MICHELE TIRABOSCHI

L'ex-alievo di Marco Biagi e professore di diritto del lavoro all'Università di Modena e Reggio Emilia, dà un giudizio articolato sulle proposte renziane. Positivo, secondo Tiraboschi, è lo spirito di fondo del Job Act, che prende atto di una cosa: la nuova occupazione non si crea per decreto, cioè cambiando le regole sui contratti di lavoro, ma con un piano industriale a 360 gradi, capace di mettere al centro dell'attenzione le imprese e di individuare alcuni settori strategici su cui puntare. Detto questo, “nelle anticipazioni sul Job Act ci sono ancora molti elementi generici che andranno indubbiamente approfonditi”, dice Tiraboschi. Un punto-chiave delle proposte renziane è rappresentatodalla creazione del nuovo contratto unico per i neo-assunti, a tempo indeterminato ma più flessibile di quello esistente oggi (nei primi 3 anni di lavoro, il dipendente non godrebbe infatti delle tutele contro i licenziamenti previste dall'articolo 18).

Per Tiraboschi, bisognerà vedere come verrà applicato questo nuovo contratto. Per adesso, la proposta sembra somigliare più a quella già presentata in Parlamento dalla deputata del Pd, Marianna Madia (che oggi si occupa proprio di lavoro nello staff di Renzi) piuttosto che ai progetti avanzati nella scorsa legislatura dagli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi oppure dal giuslavorista Pietro Ichino. Non c'è nulla di particolarmente innovativo, dunque, mentre su questi temi si rischiano anche di fare bruschi scivoloni. Secondo Tiraboschi, infatti, va salvaguardata la flessibilità di certi tipi di assunzione oggi esistenti, che non possono essere certo sostituite da un contratto unico, da applicare in tutti i settori e per qualsiasi tipo di impiego.

GIULIANO CAZZOLA

L'esponente del Nuovo Centrodestra, ex-sindacalista della Cgil fino agli anni '90 ed esperto di welfare, dà un giudizio negativo sul Job Act di Matteo Renzi. “Le proposte per rilanciare certi settori produttivi sono per adesso molto fumose e piene soltanto di belle parole”, dice Cazzola. Sugli ammortizzatori sociali, per esempio, Renzi propone di estendere i sussidi alla disoccupazione anche a chi è assunto con un contratto precario. “Tuttavia”, sottolinea Cazzola, “non c'è un'indicazione precisa sulle coperture finanziarie necessarie per attuare questo provvedimento”.

Secondo l'esponente del Nuovo Centrodestra, l'unico elemento di interesse nelle proposte del segretario del Pd è rappresentato dalla creazione di un contratto unico a tempo indeterminato, con meno tutele contro i licenziamenti nei primi tre anni. “Sospendere per un certo periodo di tempo l'applicazione dell'articolo 18 sarebbe un fatto positivo”, dice Cazzola, “purché non via sia la pretesa di imporre una sola forma di impiego al posto di alcuni contratti flessibili, come il job on call, la somministrazione o le assunzioni a tempo determinato, che sono invece insostituibili in certe situazioni ”.

PIETRO ICHINO

Il senatore di Scelta Civica (che in passato è stato vicino politicamente a Renzi) ha già commentato nel proprio sito web le proposte del leader Pd. Ichino giudica positivamente l'idea del contratto unico (è cosa diversa rispetto ai suoi progetti ma è comunque un primo passo importante). Nulla da dire neppure sulla semplificazione della burocrazia e sui sostegni ai settori strategici dell'economia nazionale. Qualche perplessità da parte dell'esponente di Scelta Civica c'è invece riguardo a un altro dei tanti progetti contenuti nel Job Act: l'ingresso dei rappresentanti dei lavoratori nei consigli di amministrazione delle grandi imprese.

Per Ichino, quest'ultima proposta potrebbe scoraggiare gli investimenti delle multinazionali estere nel nostro paese, mentre ci sarebbero tanti altri modi per favorire la partecipazione dei dipendenti alla vita e alla gestione delle aziende. Infine, il senatore approva l'idea di snellire le norme sul lavoro, con un codice semplificato, anche se il segretario del Pd ha indicato dei tempi un po' troppo lunghi per portare a termine il progetto: circa otto mesi, contro i tre prospettati inizialmente. Questa prudenza viene invece approvata da Tiraboschi, secondo il quale vi è certamente la necessità di un nuovo codice semplificato del lavoro, che va però realizzato senza fretta, in modo da evitare dannose semplificazioni. L'idea di concentrare tutta la legislazione del lavoro a poche decine di articoli, come vorrebbe Ichino, per l'ex-allievo di Marco Biagi è infatti irrealizzabile.

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