Reddito minimo garantito: cos'è e come funzionerà

Con la Legge di Stabilità, arriva il Sia, un nuovo sostegno ai poveri. Ma i soldi a disposizione sono pochi

Una donna chiede l'elemosina – Credits: Alessandro Di Marco/Ansa

Andrea Telara

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Tagliare le pensioni sopra i 90mila euro, per finanziare un nuovo sostegno alla povertà. E' la scelta adottata dal governo Letta con il maxi-emendamento alla Legge di Stabilità, approvato in Senato con il voto di fiducia. L'esecutivo ha infatti esteso il contributo di solidarietà sugli assegni Inps più alti, che subiranno un prelievo progressivo tra il 6 e il 18%. Il livello di pensione oltre il quale scatterà questo nuovo balzello è di 90mila euro annui (nel testo precedente della manovra economica, invece, la soglia era fissata a 150mila euro) e i soldi ricavati serviranno a finanziare la nascita di una forma di reddito minimo garantito per i cittadini meno abbienti.

I NUOVI AMMORTIZZATORI SOCIALI

Si chiama Sia (Sostegno per l'Inclusione Attiva) e verrà introdotto in via sperimentale in alcune zone del paese, a cominciare dalle grandi città. I poveri di tutta Italia non devono farsi però troppe illusioni poiché i soldi stanziati per questo nuovo sussidio, almeno per adesso, non superano i 120milioni di euro in un triennio (40milioni all'anno). Se il reddito minimo verrà esteso in futuro a livello nazionale, il costo a carico delle casse dello stato dovrebbe aggirarsi invece sui 7 miliardi di euro ogni 12 mesi. Questa, almeno, è la stima elaborata da un'apposita commissione governativa guidata dal viceministro del welfare, Maria Cecilia Guerra, che ha studiato bene l'argomento. Ma ecco, in sintesi, come dovrebbe funzionare questo nuovo ammortizzatore sociale che, per entrare a regime in tutta Italia, richiederà almeno due o tre anni di tempo.

COME FUNZIONA IL SUSSIDIO

Il sussidio verrà probabilmente erogato dall' Inps e sarà destinato a tutti i cittadini che si trovano al di sotto del livello di povertà. Per determinare i requisiti di reddito degli aventi diritto, il punto di partenza sarà la soglia di povertà assoluta individuata ogni anno dall'Istat, che dipende da diversi fattori, come il numero di componenti del nucleo familiare o la zona di residenza geografica (con differenze tra Nord e Sud). Per una famiglia di coniugi con due figli, per esempio, la soglia di povertà dell'Istat è attorno ai 980 euro di reddito mensile, nei piccoli comuni del Meridione, e supera i 1.400 euro nelle grandi aree metropolitane del Settentrione. La commissione Guerra, che ha ideato il Sostegno per l'Inclusione Attiva, ipotizza però di affinare i criteri di accesso al sussidio, facendo riferimento non solo e non tanto al reddito della famiglia, espresso in valori assoluti, ma anche all'Isee, un indicatore che misura il benessere dei cittadini, tenendo conto anche del patrimonio di cui dispongono.

Chi ha un reddito o un Isee molto basso, riceverà una integrazione in denaro dallo stato, capace di riportare il beneficiario al di sopra della soglie di povertà assoluta. Maggiore è la distanza del cittadino dalla soglia di povertà, dunque, più alto sarà il sussidio. La durata del Sia è a tempo indeterminato, anche se è previsto l'obbligo per il beneficiario di partecipare a dei programmi di inclusione sociale, finalizzati a reinserirlo nel mondo del lavoro o a migliorare la sua condizione economica (come del resto avviene anche negli altri paesi europei). Inoltre, la Commissione Guerra non esclude la possibilità di effettuare dei programmi di monitoraggio sull'efficacia di questo ammortizzatore sociale, controllando anche le abitudini di consumo dei beneficiari, per evitare che i sussidi servano a finanziare qualche spesa superflua. Lo scopo è di escludere quei soggetti che dichiarano redditi bassi grazie all' evasione fiscale e richiedono il sostegno dello stato, senza averne realmente bisogno. I troppo furbi, si sa, sono sempre in agguato.

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