Pensioni: come farsi una rendita integrativa

Con la previdenza pubblica sotto attacco, cresce la necessità di crearsi un serbatoio privato in vista della vecchiaia

– Credits: Imagoeconomica

Andrea Telara

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Blocco delle rivalutazioni, contributi di solidarietà sugli assegni Inps più alti e Tfr rateizzato per i dipendenti pubblici. Sono tanti i provvedimenti con cui il governo Letta ha messo le mani sulle pensioni degli italiani , muovendosi nel solco già tracciato in precedenza dall'esecutivo guidato da Mario Monti. Per fare cassa e risparmiare sulla spesa, oggi il mondo politico non sembra poter resistere alla tentazione di intervenire sulla previdenza, che è la voce più significativa nel bilancio dello stato. E così, per molti nostri connazionali, le pensioni pubbliche non sono più un fortino inespugnabile (com'erano fino a qualche anno fa) in cui i diritti acquisiti non vengono mai intaccati. E allora, in vista della vecchiaia, è bene cercare di mettersi al riparo da brutte sorprese, creandosi una rendita di scorta integrativa degli assegni Inps o un piccolo tesoretto privato, cui attingere nel momento del bisogno. Ecco qualche soluzione per riuscirci.

LE PENSIONI INPS E LA LEGGE DI STABILITA'

I FONDI PENSIONE

Sono strumenti finanziari in cui un lavoratore versa periodicamente (ad esempio ogni mese) una parte dei propri redditi. I dipendenti possono destinarvi il Tfr (trattamento di fine rapporto), cioè la quota di stipendio che viene accantonata per la liquidazione, mentre gli autonomi possono scegliere liberamente quanto versare. I soldi accumulati nei fondi vengono amministrati da dei professionisti (gestori) che li impiegano sui mercati finanziari con diverse linee d'investimento più o meno rischiose (azionarie, obbligazionarie o garantite), scelte dallo stesso lavoratore. Il capitale, più i rendimenti maturati, si accumulano negli anni e, al momento del congedo dal lavoro, vengono convertiti in una pensione di scorta, che integra gli assegni dell'Inps. In alternativa, alla data del pensionamento si può riscattare subito il 50% del capitale e convertire in una rendita supplementare soltanto la restante metà.

Occorre ricordare, però, che il patrimonio maturato con i fondi può essere riscattato anche prima di mettersi a riposo, per una quota che varia tra il 50 e il 100%, seppur soltanto per ragioni straordinarie (per esempio in caso di disoccupazione, per l'acquisto della casa o per gravi motivi di salute). Inoltre, dopo almeno 8 anni di versamenti, il lavoratore può ritirare fino al 30% dei capitale, per qualsiasi motivo. Non va dimenticato, infine, che chi aderisce ai fondi pensione ottiene pure un vantaggio fiscale, poiché i versamenti personali (esclusi quelli che derivano dal Tfr) possono essere dedotti dal reddito imponibile annuo (fino a un massimo di 5.164,57 euro) garantendo così un risparmio sulle tasse da pagare (cioè sull'irpef).

RISPARMIO PERSONALE

Chi non si fida della previdenza integrativa, può sempre scegliere di costruirsi un tesoretto per la vecchiaia realizzando un piano di risparmio personale. L'obiettivo degli investimenti di lungo periodo, deve essere innanzitutto quello di proteggere il capitale dall'inflazione, che oggi è molto bassa (inferiore al 2%) ma rosicchia comunque (e costantemente) il potere di acquisto dei lavoratori. Oggi esistono diversi prodotti finanziari che consentono di mettere al riparo la ricchezza dall'azione erosiva del carovita. Ci sono per esempio i Buoni Fruttiferi Postali (Bfp) indicizzati all’inflazione, che attualmente offrono un rendimento annuo pari alla crescita del costo della vita registrato in Italia (esclusi i prezzi del tabacco) a cui viene aggiunto un ulteriore interesse dell'1% lordo (0,875% netto). I Bfp sono strumenti d'investimento garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti (cioè dallo Stato) e possono esser acquistati anche in maniera graduale, con piccoli versamenti di 250 euro ciascuno. Inoltre, non va dimenticato che questi prodotti costano poco o nulla: il capitale versato nei Buoni Fruttiferi, infatti, non è soggetto a commissioni di acquisto o di gestione. Chi li sottoscrive, deve mettere in conto soltanto il peso del fisco, cioè una tassazione del 12,5% sui rendimenti, a cui si aggiunge un'imposta di bollo annua pari allo 0,2% del capitale.

Per proteggere il capitale dall'inflazione ci sono poi altri strumenti finanziari come Btpi (Buoni del Tesoro poliennali inflation linked), che possono essere sottoscritti con un capitale minimo di 1.000 euro. Si tratta di titoli di stato il cui valore cresce ogni anno in base al tasso d' inflazione registrato in Europa, a cui si aggiunge a un rendimento fisso in termini percentuali, che arriva sino al 2,6% all'anno. Per costruirsi un portafoglio ben equilibrato, suddiviso in tante categorie di titoli, si possono acquistare anche le obbligazioni indicizzate all'inflazione emesse in altri paesi europei come per esempio gli Oati, cioè i buoni del tesoro francesi o i bond inflation linked collocati dalle principali banche internazionali.

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