PayPal, Google, Apple e la guerra per il monopolio degli acquisti online

Entro il 2017 il volume delle transazioni in rete potrebbe superare il tetto dei 720 miliardi di dollari

David Marcus – Credits: Kim White/PayPal via Getty Images

Claudia Astarita

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Quale può essere il futuro di PayPal? Si è posto questa domanda qualche giorno fa Forbes , dopo essersi reso conto che questo rivoluzionario sistema di pagamenti online ha di fronte a se due importantissime sfide da superare: quella per la gestione di tutte le transizioni finanziarie del pianeta, e quella per il controllo del suo stesso futuro.

Quello dei pagamenti online è certamente un business più che ambito. Le ultime ricerche sostengono che entro il 2017 il volume delle transazioni in rete potrebbe superare il tetto dei 720 miliardi di dollari. Una cifra straordinaria se si considera che lo scorso anno sono stati effettuati pagamenti per un valore complessivo di 235 miliardi. Non solo: considerando che le transazioni in ambito retail sempre nel 2013 hanno sperato i 15 trilioni di dollari, i margini di crescita sono ancora più ampi a patto che qualcuno riesca a trovare nuovi metodi per permettere agli utenti di gestire sempre più acquisti tramite la rete.

Il nuovo presidente di PayPay, David Marcus, che ha assunto questo incarico poco più di una ventina di mesi fa, si sta muovendo proprio in questa direzione. E dopo aver autorizzato i suoi 143 milioni di utenti a usare lo smartphone per gestire i propri conti, sta ora studiando un modo per rendere semplici e veloci i pagamenti al ristorante. Da saldare con un codice di sette cifre che dovrà essere ben visibile sullo scontrino.

David Marcus deve stare molto attento, perché i suoi principali concorrenti, Apple e Google, sono in pole position per fargli le scarpe. Per vincere la sua sfida sta puntando tutto su velocità e praticità, ma è consapevole di come, nella maggior parte dei casi, la vera difficoltà sia quella di far passare l'innovazione come un cambiamento in positivo. Ecco perché si è posto l'obiettivo di adottare una strategia differenziata, settore per settore. Dal suo punto di vista è questo l'unico modo per elaborare soluzioni mirate e quindi vincenti, superando più in fretta le eventuali resistenze di utenti ed esercenti.

L'altro grande problema di Marcus è eBay, il colosso che nel 2002 ha rilevato PayPal per quella che oggi appare una cifra ridicola, un miliardo e mezzo di dollari, che in quanto tale resiste ai cambiamenti di vasta portata, anche nei confronti di una piattaforma che ha già dimostrato parte delle sue potenzialità. Solo nel 2013 ha fatto girare niente meno che 180 miliardi di dollari in 26 diverse valute, coinvolgendo 193 paesi. In dodici mesi ha aumentato il suo giro d'affari del 20 per cento, e oggi è responsabile del 41 per cento degli introiti di eBay e del 36 per cento dei suoi profitti.  

Ma siamo proprio sicuri che sarà eBay a bloccare PayPal? Per tanti il fatto che nel 2012 fa abbia scelto di promuove proprio Marcus come presidente lascia supporre che i vertici non siano poi così contrari all'innovazione. Marcus è entrato nella società nel 2011, dopo il completamento dell'acquisto di Zong, una piattaforma di pagamenti online da lui ideata, da parte di PayPal, è in meno di un anno è arrivato al vertice. All'epoca l'acquisto servì a eBay per offrire ai suoi utenti un metodo semplice, sicuro ed efficare per gestire gli acquisti in rete. Oggi, con i portafogli digitali chiamati a gestire spese molto diverse, non c'é ragione di credere che eBay non sia interessato a diversificare ulteriormente i propri interessi. L'azienda finirebbe solo col guadagnarci, ed è per questo che ha dato il via libera a Marcus. Apple e Google lo sanno, e sono preoccupati perché le idee di questo giovane manager si sono sempre dimostrate vincenti. Del resto, logica, utilità e semplicità in rete funzionano. Sempre.  

 

 

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