Debito stato-imprese: i trucchi contabili sulla nostra pelle

Tre obiezioni al decreto per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione

Grilli, rilancio economia e' urgente

Oscar Giannino

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Un paese in cui il debitore paga coattivamente il creditore solo se il primo è privato e il secondo pubblico, quel paese è un’autocrazia. In quel caso il governo non è del popolo, dal popolo e per il popolo, come recita il discorso di Gettysburg di Abramo Lincoln. È espressione di uno stato che fa una regola per sé, altre per i suoi sudditi, non cittadini. Si dice che si debba gratitudine al governo Monti, che ha varato dopo anni d’indifferenza procedure che avvierebbero in 24 mesi a pagamento almeno 40 degli oltre 100 miliardi di debito che lo Stato italiano ha verso le imprese. È vero, meglio di nulla.

Ma restano molti ma. Non c’è una svolta che sancisca per sempre l’improponibilità di questa prassi. I governi hanno ritenuto virtuoso non tenere una contabilità analitica del debito commerciale della pubblica amministrazione. Si è tollerato che molti miliardi non risultassero nei conti di competenza, in modo da non gonfiare i deficit annuali. Di qui il timore europeo che pagare faccia emergere deficit aggiuntivo per cassa: si chiama truffa, e spaccia altresì spesa corrente per spesa in conto capitale. Senza una svolta radicale su principi e prassi contabili, lo Stato rifiuta di mettersi sotto accusa.

La seconda obiezione viene dalla mole di adempimenti del complesso marchingegno Stato-autonomie messo in piedi. Avere evitato addizionali d’imposta non basta a dissipare legittimi dubbi che i debiti vengano saldati al più presto. Sisma emiliano docet.

La terza obiezione riguarda il modello scelto. Per esempio gli attivi della Cassa depositi (parliamo di attivi, non della sua liquidità) potevano fornire garanzia all’anticipazione bancaria dell’intero debito, pagandolo in tempi rapidi alle imprese. Perché quei punti di pil di pagamenti negati servono alla liquidità macilenta delle aziende oggi e anzi ieri, non nel 2016. Lo Stato ha preferito altrimenti.

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