Obbligo di Pos, ecco perché i professionisti protestano

L’Ordine degli architetti ha presentato un ricorso al Tar, parlando di regalo alle banche e di inutile vessazione per i piccoli studi

– Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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I professionisti sembra proprio non ce la facciano in nessuna maniera a digerire l’obbligo di munirsi di Pos che per tutti scatterà a partire dal prossimo 30 giugno. Una misura che ricordiamo è entrata in vigore ufficialmente quest’anno, ma con tutta una serie di misure transitorie. Innanzitutto, tra il 28 marzo e il 30 giugno 2014 verranno chiamati ad adempiere al dovere di dotarsi di dispositivo Pos solo i professionisti che l’anno scorso hanno registrato un fatturato superiore ai 200mila euro. Inoltre, l’obbligo di accettare questo tipo di pagamenti si applica solo per importi superiori ai 30 euro. Correttivi questi che avrebbero dovuto un po’addolcire la pillola per milioni di professionisti scesi da subito sul piede di guerra. Ma, nonostante le modifiche in questione, che avevano l’obiettivo soprattutto di andare incontro alle esigenze dei piccoli studi professionali, la bufera non si è calmata, e anzi,se possibile, le acque si sono agitate ancora di più.

PAGAMENTI, IN MOLTI CASI ADDIO AL CASH

E questo perché sostanzialmente ad essere messo in discussione è il senso stesso del provvedimento. L’obiettivo del governo infatti è quello di dotarsi un nuovo strumento di lotta all’evasione fiscale. L’uso obbligatorio del Pos infatti consentirebbe una migliore tracciabilità dei pagamenti evitando così fenomeni di pagamento a nero. I professionisti però non ci stanno e rilanciano proprio su questo punto. E per capire quali sono le loro contestazioni, basta prendere in esame le motivazioni con cui in queste ore il Consiglio Nazionale  degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha deciso di presentare un vero e proprio ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento in questione.

CONSUMATORI, D'ORA IN AVANTI MAI PIU' SENZA BANCOMAT

"Non si può accettare  una imposizione espressamente vessatoria per tutti i professionisti italiani che nulla ha a che fare con i principi di tracciabilità e di trasparenza dei movimenti di denaro – scrivono gli architetti - realizzabili  attraverso altri strumenti, quali ad esempio il bonifico elettronico. E’ solo un giochino a favore delle banche". Insomma, dalle richieste diplomatiche, fatte arrivare numerose in questi mesi al governo affinché si intervenisse per cambiare la norma, si è passati direttamente alle carte bollate. E con toni che sono da vero e proprio scontro aperto. "Il Governo - fanno sapere infatti gli architetti - scandalosamente sordo ai nostri inviti a rimuovere l’obbligo di utilizzo del Pos dalla disciplina attuativa del Decreto Sviluppo sembra proprio non voler comprendere la difficile situazione in cui si trovano i professionisti italiani costretti ora a dover sostenere ulteriori costi".

ITALIA, IL FLAGELLO DELL'EVASIONE FISCALE

Quindi, non solo si tratterebbe di un favore alle banche, ma l’obbligo del Pos caricherebbe milioni di piccoli studi professionali di ulteriori spese di gestione in un periodo di crisi che ancora fa sentire pesanti i propri effetti. E questo, come se non bastasse, si va sommare ad una situazione in cui "il peso dell’imposizione fiscale e previdenziale sulle attività professionali, in Italia tra le più alte  al mondo, e l’interruzione del credito da  parte delle banche, stanno  mettendo letteralmente in ginocchio il  mondo professionale". Insomma, una bocciatura netta e senza appello di una misura il cui destino ora è tutto nelle mani della giustizia amministrativa. E pare proprio che l’iniziativa degli architetti non rimarrà certo isolata, visto che numerose altre categorie professionali sono ormai sul punto di intraprendere la stessa via giudiziaria per trovare una soluzione alla questione.

LAVORO E PROFESSIONI, QUANDO LE TASSE DIVENTANO UN OSTACOLO

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