Obbligazioni bancarie: perché nel 2014 potrebbero essere più rischiose

I timori del presidente della Bce, Mario Draghi, sui bond degli istituti di credito

Il presidente della Bce, Mario Draghi (Credits: Epa Photo/Ansa)

Andrea Telara

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Proteggere gli obbligazionisti delle banche, almeno per ora. E' la richiesta avanzata alle autorità Ue di Bruxelles dal presidente della Banca Centrale Europea (Bce), Mario Draghi. Questo, almeno, è quanto riportato dal quotidiano la Repubblica, che cita alcune indiscrezioni su una lettera che lo stesso Draghi avrebbe inviato ai vertici comunitari.

L'UNIONE BANCARIA IN EUROPA

Che cosa chiede, in sostanza, il presidente della Bce? Draghi si preoccupa sugli effetti della prossima Unione Bancaria continentale, che accentrerà le attività di vigilanza in capo alla stessa Bce, mettendo sotto osservazione tutti gli istituti di credito di importanza sistemica . Si tratta delle banche di una certa dimensione (sono 13 in Italia), il cui fallimento rischia di avere effetti deleteri per l'intero sistema finanziario del Vecchio Continente. Dal prossimo anno, tutti questi istituti saranno sottoposti a degli stress test, cioè a una verifica della loro situazione patrimoniale e finanziaria. Chi non dimostrerà di avere una certa solidità, dovrà effettuare un'operazione di risanamento e ricorrere a una robusta iniezione di capitali. Peccato però che in certi paesi, come in quelli dell'Europa mediterranea, i capitali a disposizione siano abbastanza scarsi e difficili da raccogliere sul mercato.

MARIO DRAGHI E LA CRISI DELL'EURO

Ecco allora che rischia di farsi strada una soluzione già applicata negli anni scorsi, in alcune crisi bancarie come quelle dell'irlandese Bank of Ireland, del gruppo spagnolo Bankia o dell'olandese Sns. Si tratta di tre istituti europei finiti sull'orlo della bancarotta, il cui salvataggio è avvenuto in parte a spese dei risparmiatori che detenevano le loro obbligazioni. In tutte queste operazioni di risanamento, infatti, è stato messo in pratica un principio oggi propugnato soprattutto dai paesi dell'Europa centro-settentrionale (e in particolare dalla Germania): nessun salvataggio delle banche deve più avvenire a spese degli stati nazionali e dei contribuenti, come invece è avvenuto in passato. A pagare il conto, secondo il nuovo orientamento, devono essere soprattutto gli azionisti ma anche i creditori degli stessi istituti in fase di risanamento, cioè i detentori delle obbligazioni.

I RISCHI PER IL MERCATO

E' proprio per questa ragione che sono nati i presunti timori di Draghi. Di fronte all'ipotesi di un lungo ciclo di ristrutturazioni degli istituti europei sottoposti agli stress test, il presidente della Bce paventa il rischio una fuga dai bond bancari sul mercato. In altre parole, temendo di essere trattati a pesci in faccia da un momento all'altro, gli obbligazionisti degli istituti di credito potrebbero vendere in massa i titoli che hanno nel portafoglio, con una conseguente fase di instabilità per l'intero sistema finanziario.

In una situazione del genere, a essere colpiti maggiormente sarebbero i detentori dei cosiddetti bond subordinati. Si tratta di una particolare categoria di titoli che vengono emessi dalle banche in grande quantità e che, in caso di fallimento dell'istituto di credito, sono penalizzati rispetto alle obbligazioni ordinarie. Detto in soldoni, il capitale investito nei titoli subordinati (come nel caso delle azioni) viene rimborsato soltanto quando tutti gli altri debiti dell'istituto sono già stati soddisfatti. Di fronte a questo scenario, Draghi avanza dunque una proposta: quella di preparare un paracadute per i detentori dei bond, creando per loro un sistema di protezione del capitale investito, seppur in via provvisoria, cioè nella fase di decollo dell'unione bancaria.

I BOND BANCARI E I RISPARMIATORI ITALIANI

La stangata per gli obbligazionisti delle banche avrebbe degli effetti deleteri soprattutto in alcuni paesi come l'Italia, dove i risparmiatori (da più di dieci anni) sono abituati e comprare a man bassa i bond emessi dagli istituti di credito. Per rendersene conto, basta leggere i dati resi noti ogni anno dalla Banca d'Italia: secondo le rilevazioni dell'authority di via Nazionale, il valore delle obbligazioni bancarie detenute dalle famiglie di tutta la Penisola supera ormai i 370 miliardi di euro (contro i 250 miliardi circa del 2003 e gli appena 36 miliardi del 1995) ed è pari a più doppio rispetto alla cifra complessiva impiegata nei titoli di stato (circa 180 miliardi).

Un'eventuale mannaia sui bond degli istituti di credito, insomma, per molti risparmiatori italiani sarebbe una pessima notizia. Per questo, con l'allarme lanciato per lettera, Draghi si è esposto all'accusa di aver abbandonato il suo ruolo super partes, per avere invece un occhio di riguardo verso il proprio paese di origine.

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