Governo Renzi, le quattro priorità per l'economia

Riduzione dell'irpef e dell'irap, contratto unico di lavoro, tagli alla spesa pubblica e ai costi dell'energia. Ecco da dove partirà il premier incaricato

Il premier incaricato Matteo Renzi durante il suo discorso in conferenza stampa al Quirinale dopo il colloquio con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – Credits: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Andrea Telara

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Lavoro, riorganizzazione della pubblica amministrazione e della spesa pubblica, snellimento della burocrazia, riforma del fisco. Sono i punti principali del programma del nuovo governo guidato dal segretario del Pd, Matteo Renzi.

L'INCARICO A RENZI

CRONACA DELLA CRISI DI GOVERNO

Ecco, nel dettaglio, cosa conterrà l'agenda economica del futuro esecutivo.

LAVORO

Il punto di partenza del nuovo premier sarà probabilmente l'attuazione del Job Acts, un programma per il lavoro che Renzi ha già preannunciato subito dopo aver assunto la carica di segretario del Pd. Tra le misure proposte, c'è la creazione di un contratto unico per i neo-assunti a tutele progressive, cioè senza le protezioni contro i licenziamenti previste dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (che entrerebbero in vigore soltanto dopo tre anni dall'ingresso del dipendente nell'organico delle aziende). Negli ultimi giorni, si è parlato anche dell'introduzione di sgravi per le aziende che assumono un giovane con meno di 30 anni, partendo dall'eliminazione dell'irpef sulla busta paga. In altre parole, il costo del lavoro sul salario del lavoratore under 30 sarebbe rappresentato soltanto dalla retribuzione netta, più i contributi, senza il peso delle imposte.

SPESA PUBBLICA

Su questo fronte, il nuovo governo partirà probabilmente dai risultati del lavoro di Carlo Cottarelli, il commissario incaricato dall'ex-premier Letta di curare la spending review, cioè un piano organico di tagli delle spese statali. L'obiettivo di Cottarelli è di recuperare almeno 18 miliardi di euro in due anni e Renzi ha sempre ribadito la necessità di destinare quasi tutte le risorse alla riduzione del cuneo fiscale, cioè delle tasse e dei contributi sul lavoro.

BUROCRAZIA E SOSTEGNI ALLE IMPRESE

Da tempo, il premier incaricato insiste sulla necessità di un grande piano di snellimento della burocrazia e di un programma di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche, anche se non ha ancora indicato chiaramente la ricetta per attuarli. Si tratta senza dubbio di un processo che richiede tempo e che, purtroppo, ha incontrato spesso molti ostacoli sulla propria strada (l'Agenda Digitale del governo Monti, per esempio, è ancora in attesa dei decreti attuativi). Tra le misure caldeggiate da Renzi, c'è anche una riduzione del 10% dei costi per l'energia sostenuti dalle imprese. Resta però ancora da spiegare nel dettaglio come questo obiettivo potrà essere raggiunto.

TASSE

Il segretario del Pd non ha mai fatto mistero di essere favorevole a un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie (oggi al 20%), per coprire una riduzione del 10% dell'irap (imposta regionale sulle attività produttive) che oggi grava sulle imprese. Un'altra ipotesi sul tavolo è il taglio dell'irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche) sui contribuenti che hanno una retribuzione medio-bassa. Si parla di una estensione della no tax area, cioè della soglia di reddito al di sotto della quale non è prevista tassazione, oggi fissata a 8mila euro annui per i lavoratori dipendenti, 7.500 euro per i pensionati e poco sotto i 5mila euro per gli autonomi. Un'altra ipotesi in ballo è la riduzione di un punto delle prime due aliquote irpef: quella del 23%, che grava su chi guadagna fino a 15mila euro annui e quella del 27%, che colpisce la parte di reddito tra 15mila e 28mila euro.

IL TOTO-MINISTRI

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