Se aumenta l’Iva, cresce l’evasione

Alessandro Santoro, esperto di fisco, spiega perché il governo dovrebbe fare marcia indietro sulla legge di stabilità

Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Giuseppe Cordasco

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Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli sembra stia ripensando attentamente all’idea, già formalizzata all’interno della legge di stabilità , di elevare di un punto le aliquote Iva. “Mai dire mai” è stata infatti la sua risposta a chi gli chiedeva se avesse intenzione di abolire questo ennesimo salasso fiscale. Ad aiutare questa sua riflessione e a convincerlo che forse non sia il caso di fare davvero marcia indietro, potrebbero contribuire le analisi di Alessandro Santoro, economista del gruppo de Lavoce.info , secondo il quale, senza mezzi termini, aumentare l’Iva fa aumentare l’evasione fiscale.

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E’ direttamente lui a spiegare a Panorama.it le ragioni di questo perverso meccanismo. “Diciamo subito – esordisce con durezza Santoro – che innanzitutto da un governo tecnico non mi sarei mai aspettato un provvedimento fiscale come quello propugnato nella recente legge di stabilità. Fossimo stati di fronte a un’altra compagine ministeriale avrei parlato senza mezzi termini di tipica manovra elettoralistica. E’ per questo che consiglio vivamente al ministro Grilli di mettere da parte la riduzione dell’Irpef, che non servirà a nulla, per trovare in questo modo i soldi per evitare l’aumento dell’Iva, che potrebbe avere invece effetti molto negativi”.

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E le ragioni di questa preoccupazione si trovano nei numeri, che come al solito sono difficili da smentire. Nel periodo 2011-2012 infatti, in seguito al precedente aumento di un punto dell’Iva si è assistito ad un fenomeno molto chiaro. “A causa della crisi dilagante – spiega Santoro – ci si aspettava un calo dei consumi dovuto da una parte alle difficoltà delle famiglie e dall’altra ai tagli agli acquisti di beni e servizi da parte della Pubblica amministrazione. L’entità di questa riduzione era stato stimato che avrebbe comportato un calo di gettito dell’Iva pari circa allo 0,8%. Con l’aumento di un punto dell’imposta indiretta dunque si cercava di evitare il crollo delle entrate. Peccato però che questo crollo ci sia stato comunque, perché la riduzione di gettito è stata pari a circa il 5%”.

Uno squilibrio enorme e lampante, che secondo il professor Santoro si può spiegare in un solo modo. “Tutta colpa dell’evasione fiscale - dice senza indugi l’economista – che nel caso specifico ha fatto sentire tutto il suo peso”. In che modo poi questo peso sia diventato così evidente può essere spiegato in maniera diversa, lasciando però immutato il presupposto che sempre di evasione fiscale si sta ragionando. “Ci potrebbe essere stata quella che noi tecnici chiamiamo una ricomposizione dei consumi – fa notare Santoro -, ossia uno spostamento degli acquisti da beni su cui è difficile evadere l’Iva, come benzina o tabacchi, ad altri prodotti soggetti maggiormente ad evasione, come quelli venduti nel commercio al dettaglio”.

Un’altra teoria invece punta il dito verso la carenza di liquidità di tutti i soggetti che dovrebbero versare l’imposta allo Stato. “In pratica saremmo di fronte a migliaia di contribuenti, imprese e professionisti, che in effetti hanno dichiarato l’Iva ma non riescono a pagarla. Sarebbe importante verificare la realtà di un fenomeno di questo tipo, perché potrebbe spingere il potere politico ad adottare misure diverse da quelle abituali: ovvero, non ti mando la Finanza, ma magari provo a farti rateizzare il dovuto”. Tutte considerazioni che il governo Monti, e in primis il ministro Grilli, farebbero bene a tenere in grande considerazione, partendo sempre dal presupposto fondamentale, come ci tiene a ribadire energicamente il prof. Santoro, che la decisione di aumentare l’Iva “rappresenta comunque un errore che, fatto da tecnici, appare ancora più incomprensibile”.

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