Globalizzazione: i sette cambiamenti che riscrivono il futuro

Le energie rinnovabili, l’invecchiamento della popolazione in Cina, ma anche la crescita dei fondi passivi: ecco alcune variabili con cui ricordarsi di fare i conti

Un impianto di pannelli solari nel nord ovest della Cina (STR/AFP/Getty Images)

Stefania Medetti

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Non c’è più il futuro di una volta. Chi si era abituato a pensare a un domani costruito sulle regole del passato, deve ricredersi. Lo rivela The Atlantic  che dedica un servizio ai principali trend che stanno riscrivendo lo scenario della globalizzazione. Il primo: l’energia solare diventa sempre più economica. Il prezzo delle cellule solari negli Stati Uniti, per esempio, è diminuito del 99% dagli anni Settanta a oggi. Se il trend continuerà inarrestabile come sembra, entro il 2020 (addirittura il 2015 per gli stati americani con il maggior numero di giorni di sole), il costo dell’energia solare eguaglierà quello del carbone e del nucleare. E se i prezzi continueranno a calare per i prossimi vent’anni, l’energia solare costerà la metà del carbone, con in più il vantaggio di zero emissioni. Un cambiamento silenzioso, ma radicale che potrebbe spostare il baricentro degli equilibri globali

Il secondo cambiamento riguarda la Cina che sta perdendo il primato dei suoi lavoratori. Nel 2012, la popolazione di lavoratori cinesi è calata di 3,45 milioni. Lo scorso anno, dunque, la Cina ha perso un numero di lavoratori pari alla popolazione del Libano. Stando alle previsioni, il calo quest’anno sarà ancora più grande e accelererà fino al 2030 e oltre. Questo significa che l’inesauribile disponibilità di lavoratori economici si va esaurendo molto più velocemente di quanto si pensasse. Chi ne trarrà i benefici sono altri Paesi in via di sviluppo che obbligheranno le industrie cinesi a muoversi verso l’alto della catena del valore, attraverso un’accelerazione sulla specializzazione e sull’istruzione. 

E questa è la terza variabile: l’importanza dell’università negli Stati Uniti si va ridimensionando. Per la prima volta, lo scorso anno, il numero di iscrizioni è stato inferiore rispetto alla media. Come ha fatto sapere il New York Times , i nuovi studenti sono il 2% meno. L’avanzata delle università online e dei corsi per formare imprenditori  stanno ridisegnano il panorama della formazione. Quarto: gli americani guidano sempre di meno. Con il prezzo della benzina sopra i quattro dollari al gallone, gli automobilisti statunitensi si spostano di meno. Risultato: il traffico su rotaia è cresciuto del 55% dal 1997, ma anche lo shopping online  sta soppiantando quello nei negozi tradizionali. Come Amazon insegna .

Quinto: i Bric tendono a scomparire. Le super economie – Brasile, Russia, India e Cina – hanno rallentato la corsa e adesso il loro Pil cresce in media fra il 2 e il 3%. Più o meno allo stesso ritmo dei Paesi più industrializzato. Resta in pista solo la Cina, che mette a segno un robusto +7,5%. Quindi, invece di un nuovo ordine economico, si dovrebbe parlare di un nuovo ordine economico cinese. Se non fosse il limite esaminato al punto due. 

Sesto: anche la finanza sta cambiando, perchè i sottoscrittori di fondi pensionistici, di investimento e mutualistici sono sempre meno propensi a pagare degli intermediari anche in virtù del fatto che la performance dei fondi di investimento attivi è inferiore al benchmark di riferimento, quindi cresce il numero di investitori che si rivolge al management passivo. Negli ultimi quattro anni, sottolinea il Financial Times , gli assets in fondi passivi sono più che raddoppiati negli Stati Uniti e il settore adesso totalizza 1,3 triliardi di dollari, pari a poco meno di un decimo del Pil. Settimo: cambiano gli equilibri del credito. La Cina e il Giappone, infatti, stanno smettendo i panni dei principali acquirenti dei titoli del Governo americano. Anzi, hanno cominciato a rivenderli. Per contro, cresce il numero di americani che li acquista, di fatto nazionalizzando il debito pubblico.

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