Lavoro: nel futuro sarà un gioco

I videogame entrano nelle strategie aziendali per motivare e stimolare i dipendenti, ma anche per accelerare sull’innovazione

Un giovane giocatore sperimenta un’attrezzatura per la realtà virtuale all’Eurogamer Expo di Londra (Leon Neal/AFP/Getty Images)

Stefania Medetti

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Il lavoro del futuro è un gioco. Parola di Adam Penenberg, autore del saggio “Gioca al lavoro - come il gaming può ispirare un modo di pensare innovativo” e protagonista di una lunga intervista pubblicata da Forbes . Professore di giornalismo alla New York University e direttore del magazine digitale PandoDaily , Penenberg ha evidenziato nel suo saggio come il gaming sia ormai entrato a far parte delle realtà aziendali. Complice la sua capacità di attivare i neuro trasmettitori che producono dopamina, il gioco è l'alleato perfetto per coinvolgere e stimolare i dipendenti.

Per il futuro, dunque, l'autore profetizza tre macro-trend. Il primo: molti dipendenti eseguiranno il proprio lavoro principalmente tramite simulatori. “I primi segni di questa tendenza si vedono già: in campo chirurgico, per esempio, le operazioni molto spesso sono condotte in modo video-assistito e con l’aiuto di un robot”, fa notare Penenberg. Così, non è insolito che un chirurgo guardi un monitor, piuttosto che guardare direttamente il proprio paziente. Il cambiamento riguarderà un numero crescente di professioni: “Per il futuro, immagino che le persone si collegheranno da casa e il proprio avatar interagirà con i colleghi”. Fantascienza? Niente affatto, a guardare per esempio cosa succede nei negozi della catena americana Target. “Su uno schermo posizionato all’uscita compare una classifica della velocità a cui lavorano i cassieri e il risultato impatta sugli stipendi e sulle promozioni”. Target, insomma, ha trasformato i suoi cassieri nei protagonisti di un grande videogame aziendale. La seconda previsione per il futuro del lavoro abbraccia la soluzione dei problemi. “Se si possono coinvolgere milioni di persone nel cercare di risolvere un singolo problema, si possono fare interessanti scoperte”, prosegue l’autore e cita il caso di “Galaxy Zoo ”, disegnato per identificare oggetti nello spazio più profondo: pianeti, sistemi solari e così via. Secondo le previsioni di chi l’ha ideato, i giocatori avrebbero potuto identificare un milione di immagini di galassie all’anno. Dopo il primo giorno, i partecipanti avevano già identificato oltre 70mila oggetti in un’ora. In un anno, 150mila giocatori sono riusciti a classificare 50milioni di immagini. Su questa falsariga, gli esempi non mancano: WhaleFm coinvolge le persone nell’identificare i suoni emessi dalle orche, mentre “Ancient Lives” propone agli Indiana Jones digitali la decodifica di frammenti di testi dell’antico Egitto.

La terza previsione riguarda i numeri del fenomeno: il gaming, infatti, è in grado di conquistare sempre più persone e diventare un fenomeno di dimensioni globali. E’ per questa ragione che si avvia a essere un formidabile strumento nelle mani del management, perchè aggiunge un nuovo livello alle strategie aziendali, per coinvolgere, valorizzare e stimolare lavoratori e clienti. L’elenco delle aziende di Fortune 500 che hanno cominciato a muovere i primi passi in questa direzione, dunque, si allunga ogni giorno: Google e Microsoft, per esempio, hanno creato un gioco che migliora il morale dei lavoratori, il controllo qualità e la produttività. Cisco ha sviluppato il suo gioco di simulazione chiamato myPlanNet che trasforma i dipendenti in responsabili di alcune divisioni di business con l’obiettivo di migliorarne le performance, Ups, infine, forma i suoi autisti con programmi che addirittura simulano l’instabilità di un mezzo che viaggia su una superficie ghiacciata. L’istituto di ricerca Gartner, infine, stima che entro il prossimo anno, il 70% di duemila organizzazioni multinazionali dipenderanno da applicazioni di gioco per migliorare la produttività, il marketing e il training. 

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