Gay e famiglie non tradizionali: quanto pesano sul mercato

Oltre 17 miliardi di giro d'affari tra single e gruppi di monogenitori. Che pesano (eccome) sui ricavi dei gruppi alimentari

Nozze gay

Nozze gay – Credits: Antoine Antoniol-Getty Images

Cinzia Meoni

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Ormai è fatto noto: il no al futuro inserimento di una famiglia gay nella pubblicità del gruppo Barilla ha scatenato un putiferio in tutto il mondo, tanto che l’imprenditore è dovuto tornare più volte sui suoi passi. Ma è forse meno noto il fatto che la famiglia tradizionale, come obiettivo di mercato e dei consumi, è sempre più in via d'estinzione.

Come ci spiega Italo Piccoli, docente di Sociologia (Dipartimento di sociologia economica, del lavoro e dell'organizzazione) presso l’Università Cattolica di Milano, "un uomo, una donna, due o più figli con i nonni che prendono parte alle attività della famiglia è di certo nell’immaginario collettivo il quadro della famiglia tradizionale, risalente però agli Anni '60. Un’aspirazione, forse, di certo non la realtà dei fatti". Rispetto agli Anni ’60, a cui Barilla pare rimasto ancorato, la realtà è cambiata. "Divorzio, lavoro femminile, età di ingresso nel mondo del lavoro e di conseguenza di matrimonio e figli, sono tutti elementi che hanno contribuito, negli ultimi cinquant’anni, a modificare profondamente lo scenario".

A parlare sono anche i numeri. Stando agli ultimi dati Censis, relativi al 2011, i nuclei con sei e più componenti sono scesi dell'8%, del 18,2% quelli con cinque elementi e del 3,4% i nuclei di quattro. In ascesa invece i single (+38,9%) e le coppie senza figli (+20,6%). Ben 12 milioni di italiani poi vivono nelle "nuove forme famigliari", il doppio rispetto al 1998. Di questi 7 milioni sono single (2 milioni in più di dieci anni fa), 2,2 milioni i monogenitori e gli altri appartengono a unioni libere. Il che significa che almeno il 20% degli  italiani non rientrano nel pubblico di riferimento dell'imprenditore.

A rigore di logica poi non dovrebbero rientrarvi neppure le coppie etero senza figli, piuttosto numerose in Italia visto che la media dei componenti di un nucleo è di soli 2,4 elementi. Un mercato molto vasto, anche in Italia, per rinunciarvi in partenza. I monogenitori, che secondo i dati Istat 2011 spendono in media 2.380 euro al mese, valgono 5,3 miliardi di euro al mese. Per non parlare poi delle famiglie senza figli a carico dove, evidentemente, la spesa pro capite mensile è ben più elevata rispetto ai nuclei numerosi. Per quanto riguarda i single (etero e gay ovviamente), secondo dati Eurispes la spesa media mensile di una persona che vive da sola è pari a 1.755 euro (1.491 a inizio millennio) con un potere di acquisto complessivo mensile quindi di 12,3 miliardi. Più in dettaglio, secondo i dati Censis, i single spendono 320 euro al mese per gli alimentari (253 euro nel 2001), il 71% in più di chi sta in famiglia. Per Barilla dunque un mercato non proprio banale di 17 miliardi l'anno a cui rischia di dover rinunciare.

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