Fiat e tasse, cinque buone ragioni per scegliere Londra

Nel Regno Unito la garanzia di un fisco leggero sui dividendi e di forti agevolazioni sui brevetti

La City londinese, cuore degli affari finanziari – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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Come facilmente intuibile, le ragioni che hanno spinto il management Fiat a optare per il Regno Unito come residenza fiscale del nuovo gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles)  nato dalla fusione tra Lingotto e Chrysler, sono riconducibili alla semplice constatazione che Oltremanica si pagano meno tasse. Una circostanza che si deve ad una strategia precisa messa in campo dal governo britannico, che mira ad attrarre le multinazionali di tutto il mondo grazie ad un quadro normativo trasparente, semplificato e che garantisce, come accennato, una pressione fiscale inimmaginabile in altri Paesi.

DA FIAT A FCA, TUTTI I DETTAGLI DELLA SVOLTA

Nel caso specifico, sono almeno cinque le buone ragioni che potrebbero aver convinto Sergio Marchionne e soci, a scegliere Londra come propria nuova sede fiscale, come d’altronde già sperimentato positivamente con Cnh, la controllata Fiat che opera nel settore dei veicoli industriali per agricoltura e costruzioni.
Innanzitutto, il primo e certamente più grande appeal garantito dal fisco londinese, è costituito da una tassazione sui dividendi corporate, ossia la cosiddetta corporate tax, fissata al 21%, e che scenderà ulteriormente al 20% nel 2015. Stiamo parlando del livello di tassazione più basso a livello europeo, superato in termini di vantaggio solo dall’Irlanda. Senza contare che a questo si aggiunge la totale assenza di imposizione fiscale locale sui profitti delle imprese, che tradotto significa niente Irap ad esempio, un fattore che in Italia fa schizzare la pressione fiscale immediatamente al 30%.

FCA, MULTINAZIONALE CON UNA NUOVA GEOGRAFIA

La seconda buona ragione per trasferirsi Oltremanica riguarda poi la norma che vieta di tassare i dividendi pagati dalle controllate alla società residente in territorio britannico. Nel caso specifico, tra l’altro, si tratta di una norma di carattere europeo alla quale il Regno Unito si è adeguata prima di chiunque altro. Terzo elemento favorevole, anch’esso non da poco, riguarda la totale assenza di ritenute alla fonte per quanto concerne sempre i dividendi. Più tecnica, ma altrettanto efficace, la quarta delle agevolazioni previste dalla legislazione fiscale inglese. Ci riferiamo al regime che investe le cosiddette Cfc, ossia le controlled foreign corporation, ovvero le controllate estere. Ebbene, le norme britanniche prevedono che il reddito derivante da flussi finanziari per operazioni interne ai gruppi industriali siano tassati solo la 5%, valore tra i più bassi in circolazione.

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Infine, l’ultimo, ma non meno significativo vantaggio, riguarda il campo dell’innovazione tecnologica. Le norme britanniche in questo senso prevedono fissano solo al 10% l’aliquota sui diritti derivanti dalla produzione di nuovi brevetti. Un fattore questo non da poco per una società come FCA che opera nel campo dell’automotive e della motoristica nel quale la ricerca e l’innovazioni tecnologica giocano sempre più un ruolo fondamentale.

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