Draghi, la Bce e le troppe parole

Oggi il mercato voleva un atto pratico. Una novità. E non solo una professione di coerenza e determinazione

Un'immagine della Borsa di Madrid di oggi con in fondo il grafico del crollo (Credits: ANSA)

Ilaria Molinari

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Forse i mercati non hanno capito bene le parole di Mario Draghi , come ha detto il premier Mario Monti alla fine del suo incontro con il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy (da cui peraltro non è emerso niente di nuovo, oltre all'impegno a salvare l'euro). O forse le hanno capite bene. Forse le avevano ben comprese già la scorsa settimana quando da Londra il presidente della Bce aveva rassicurato tutti con il suo "faremo di tutto per salvare l'Unione Europea". Hanno buttato giù lo spread e le Borse sono schizzate al rialzo. Festa. "Faremo di tutto". Già.

Sapevano che oggi ci sarebbe stata una nuova riunione. E una nuova conferenza stampa. Che Draghi avrebbe parlato ancora. Con il suo solito piglio. Forte e risoluto. Il suo inglese impeccabile. I suoi sorrisi schivi. Si aspettavano una declinazione di quel "faremo di tutto". Volevano forse almeno un elemento di concretezza che accompagnasse le parole di coerenza che il presidente della Banca centrale ha snocciolato con il solito rigore.

Invece oggi Draghi non ha detto nulla di nuovo. È vero, è stato coerente. Ha ribadito concetti chiave. Ha sottolineato l'importanza che gli Stati mettano in atto ristrutturazioni radicali. Che prendano in mano le redini del futuro delle loro economie. Che non aspettino inermi l'intervento europeo calato dall'alto perché dovuto. Così non è.

Certo, ha ripetuto che l'euro è irreversibile. Che non si torna indietro. Ha sottolineato che la Bce ha un board, un consiglio, e che tutti sono d'accordo nell'evitare la catastrofe. Sono concetti importanti. Ma è sembrata quasi più una difesa contro le recenti accuse della Bundesbank , la banca centrale tedesca, che proprio ieri ha alzato i toni della sfida richiamando Draghi a mantenere l'indipendenza dell'intervento che il suo mandato gli richiede.

E lui oggi non ha mancato di sottolineare che "gli stati devono seguire le regole di Bruxelles per ottenere gli aiuti". Come dire: nessuna agevolazione per nessuno. E non ha risparmiato la banca centrale tedesca quando ha ricordato che ha ancora delle "perplessità sui piani di acquisto dei bond governativi". Ma salvare l'eurozona è la priorità. E su questo c'è il parere positivo di tutti gli Stati.

Nessuna cattiva notizia, quindi. O almeno non certo così cattiva da giustificare razionalmente un crollo delle Borse così rapido e doloroso: -4,64% Milano, -5,16% a Madrid, -2,68% Londra, con lo spread Btp-Bund volato via a 505 punti e quello tra Bonos e Bund a quota 585. Con in più l'euro indebolito a livelli mai visti da mesi (1,21 rispetto al dollaro).

Ma neanche nessuna buona e nuova notizia. Quella che i mercati aspettano per respirare di nuovo.

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