Deflazione, perché Draghi è ottimista

Il presidente della Banca Centrale Europea lascia i tassi allo 0,25%. Ci sono segnali timidi di ripresa che, nel medio termine, porterà la crescita dei prezzi vicina al 2%

Il presidente della Bce, Mario Draghi – Credits: FRANK RUMPENHORST

Andrea Telara

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Nessuna novità da Francoforte. Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha lasciato invariati i tassi d'interesse nell'Eurozona al minimo storico dello 0,25%. Non c'è stato dunque quell'intervento sul costo del denaro che qualche osservatore non aveva del tutto escluso, di fronte al rischio che nel Vecchio Continente arrivi la deflazione, cioè una discesa generalizzata dei prezzi, che avrebbe effetti deleteri sull'economia.

L'INCUBO-DEFLAZIONE

Per Draghi, che oggi ha riunito i vertici della Bce per il consueto summit mensile, il rischio-deflazione ancora non c'è, almeno per il momento. Nei paesi dell'euro, è in corso infatti una lenta e graduale ripresa che, nei prossimi mesi, sarà accompagnata anche da un aumento della domanda interna. In questo scenario, per il presidente della banca centrale la dinamica dei prezzi resta sotto controllo: nel medio periodo, l'inflazione tornerà infatti vicina al 2%, seppur mantenendosi leggermente al di sotto di questo livello.

Rispondendo alle domande dei cronisti, al termine della consueta conferenza stampa successiva alla riunione del direttorio, Draghi ha comunque precisato che la Bce continua a tenere d'occhio l'andamento del carovita in tutta l'Eurozona. In caso di necessità, la banca centrale sarebbe pronta a intervenire. Rimangono sotto i riflettori anche le turbolenze avvenute nelle ultime settimane nelle piazze finanziarie dei paesi emergenti. Anche su questo fronte, la Bce è pronta a mettere in atto azioni incisive per preservare la stabilità del sistema monetario, con tutti gli strumenti a disposizione.

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