Lavoro: le dieci professioni che i robot ci vogliono rubare

Secondo una recente ricerca, nel prossimo decennio il 47% dei posti sarà insidiato dall’avanzare della tecnologia

Un esperto del team della Nasa lavora a un robot nel corso di un evento in Florida lo scorso dicembre – Credits: Joe Raedle/Getty Images

Stefania Medetti

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Stando alle proiezioni dell’Ufficio di statistica sul lavoro americano, nei prossimi dieci anni una nuova posizione di lavoro su sei si aprirà nel settore della cura della persona – infermieri, assistenti, assistenti domiciliari – e nel settore del retail, dove saranno richieste le figure di commessi e di persone specializzate nella preparazione del cibo, rivela The Atlantic . Tutto bene, dunque? Non proprio, perché a fare concorrenza a potenziali dipendenti ci saranno sempre di più i robot. Lo certifica una ricerca  firmata da Carl Benedikt Frey della Oxford Martin School e Michael A. Osborne, del dipartimento di Scienze Ingegneristiche dell’Università di Oxford che calcola la percentuale di computerizzazione degli oltre seicento tipi di lavori monitorati dal Bureau of Labour Statistics statunitense. Risultato: il 47% dei lavori in cui sono impiegati gli americani è a rischio. La ricerca ha preso in considerazione la capacità di apprendimento delle macchine e la loro capacità di movimento nello spazio. Fra i dieci lavori a più rapida crescita, quelli cioè dove ci saranno più posizioni aperte, le probabilità che siano sottratti da software e da robot è la seguente: assistenti personali nell’ambito salute 74%; infermieri 0,9%; commessi 92%, camerieri e personale specializzato nelle preparazioni alimentari 92%; assistenti domiciliari 39%; assistenti medici 9%; segretarie e assistenti amministrativi 96%; addetti alle relazioni con il pubblico 55%; inservienti e addetti alle pulizie 66%; muratori e addetti alle costruzioni 71%. 

Queste dieci professioni riguardano 3,85 milioni di posti di lavoro potenziali che si dovrebbero aprire nei prossimi dieci anni. Sei su dieci, inoltre, sono automatizzabili per almeno due terzi. Il calcolo, come se non bastasse, non tiene conto dell’inevitabile crescita della capacità dei computer. I segni di questo cambiamento si vedono già per esempio in ambito amministrativo, dove basta un software per velocizzare il lavoro delle persone, con le conseguenti riduzioni del personale. Non è un caso, dunque, che Jeff Bezos abbia comprato Kiva Systems e stia sperimentando l’uso dei robot per navigare i propri magazzini. A quanto pare, utilizzare robot invece dei dipendenti per raccogliere gli oggetti acquistati dai clienti permette di triplicare la velocità delle operazioni e, al netto del risparmio in costi del personale, rende ancora più competitivo Amazon ai danni del retail tradizionale. Ma Bezos, non è solo: anche Google ha iniziato a muovere i primi passi nel settore della robotica.

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