False partite iva e co.co.co., quante sono in Italia e perché Poletti vuol metterle sotto controllo

Mentre vuol liberalizzare i contratti a termine, il ministro del lavoro annuncia una stretta su alcune collaborazioni precarie, per evitare gli abusi

Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti – Credits: Giuseppe Lami/Ansa

Andrea Telara

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Più controlli sui contratti di lavoro precari come le false partite iva e le collaborazioni a progetto (co.pro.). E' l'annuncio giunto ieri dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che invece vuole rendere più flessibili le assunzioni a termine e l'apprendistato, con un decreto legge che incontra diverse opposizioni in Parlamento.

IL DECRETO-POLETTI

Mentre i contratti a tempo determinato vanno liberati da lacci e laccioli, per Poletti bisogna invece contrastare l'utilizzo abusivo di certi inquadramenti flessibili, come appunto le false partite iva, le co.pro o le co.co.co. (collaborazioni coordinate e continuative). La ragione di questo giro di vite è legata al fatto che, sulla carta, tutti questi contratti sono considerati per legge come rapporti di lavoro autonomo ma, di fatto, costringono il collaboratore a comportarsi allo stesso modo di un qualsiasi dipendente, cioè a rispettare determinati orari e a svolgere soltanto le mansioni assegnategli dall'azienda.

IL POLETTI-PENSIERO

Per contrastare tali abusi, il ministro del welfare ha scelto dunque di battere la strada della repressione, intensificando il lavoro di ispezione già svolto negli anni scorsi, che ha portato alla "riqualificazione" di 19mila inquadramenti con contratti di collaborazione a progetto e con la partita iva (oltre 15mila erano nel settore dei servizi, 1.600 circa nell'industria, più di mille nell'edilizia e 165 nell'agricoltura).

La missione degli ispettori ministeriali nel debellare l'abuso delle collaborazioni ultra-flessibili non sarà tuttavia molto facile. Il numero di questi rapporti di lavoro è infatti a sei cifre: soltanto le collaborazioni a progetto e le co.co.co., secondo le statistiche aggiornate al 2013, sono in tutta Italia oltre 670 mila, di cui 569mila (cioè l'84% circa) lavorano in regime di mono-committenza, cioè per una sola azienda, con le stesse mansioni di un dipendente e con un forte vincolo di subordinazione.

PARTITE IVA:BOOM DI QUELLE FALSE

E' molto difficile, invece, quantificare con esattezza le false partite iva. Una stima elaborata nel 2006 dall'istituto di ricerca Isfol calcolò la presenza di almeno 300-400mila finti lavoratori autonomi, inquadrati come tali ma, di fatto, costretti a lavorare per una sola impresa. Queste rilevazioni risalgono però a 8 anni fa, quando non era ancora arrivata la crisi economica. E' molto probabile, infatti, che l'aumento della disoccupazione verificatosi nell'ultimo quinquennio abbia ingrossato il numero delle false partite iva.

Una stima elaborata lo scorso anno dalla Cgia (la confederazione degli artigiani di Mestre), per esempio, ha calcolato che nel 2012 sono state aperte ben 211mila nuove partite Iva da parte di giovani con meno di 35 anni. E' probabile che molte di queste iniziative siano in realtà dei falsi rapporti di lavoro autonomo, visto che sono state avviate nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (nel 24% dei casi) e nelle costruzioni (9,6%). Si tratta di settori che due anni fa (cioè nel momento in cui sono stati rilevati i dati) erano in forte crisi e non invogliavano certo i giovani a mettersi in proprio con la partita iva, per tentare di farsi un avvenire.

CHI E' GIULIANO POLETTI

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