Fs: buono il piano industriale di Moretti. Ma non basta

I numeri presentati il 25 marzo non sono sufficienti a indicare il gruppo come esempio di eccellenza internazionale. Ci spiega perché Ugo Arrigo, l’economista che ha descritto Fs come una delle aziende di trasporto più aiutate dallo Stato

L'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti – Credits: PAOLA ONOFRI / Imagoeconomica

Stefano Caviglia

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I ricavi dovrebbero aumentare di 9,5 miliardi, gli utili del 6,9% l’anno e gli investimenti giungere a quota 24 miliardi, di cui 8,5 in autofinanziamento. Dopo le polemiche sullo stipendio, arriva la presentazione del piano industriale 2014-2017 per l’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti. Ed è una specie di rivincita. Il manager ne ha un po’ per tutti. Dal presidente del Consiglio («Vediamo se riesce a convincermi») a chiunque lo abbia criticato per i suoi toni («Fare l’a.d. è fatica, non un gioco»). Davvero i suoi numeri bastano a suffragare la rappresentazione del gruppo come esempio di eccellenza internazionale? «Il paragone andrebbe fatto con le Ferrovie della Gran Bretagna, dove i biglietti sono un po’ più cari, ma non esistono sussidi e la qualità maggiore», risponde Ugo Arrigo, l’economista che ha indicato Fs come una delle aziende di trasporto più sussidiate d’Europa. Scatenando le ire di Moretti, con tanto di minacce di querela all’Istituto Bruno Leoni, che ha pubblicato lo studio. «Vorrà dire che dopo aver calcolato quel che Fs è costata agli italiani negli ultimi vent’anni» aggiunge Arrigo «ci dedicheremo al capitolo successivo: analizzare in dettaglio come spende i suoi soldi».

In tal caso la querela arriverà di sicuro: già ora Moretti vi accusa di danneggiare l’immagine di Fs, confondendo quel che lo Stato paga per le corse dei treni con gli investimenti sulla rete, che non entrano nei bilanci dell’azienda.
Che i soldi degli investimenti non passino per i bilanci di Fs è verissimo. Ma Moretti dimentica di aggiungere che a disporne è comunque la sua azienda. Se viene fuori che la somma fra questa voce e i sussidi che riceve dallo Stato è maggiore della media dei paesi europei a chi dobbiamo chiederne conto?

Lo stesso uso del termine “sussidi” ha suscitato una reazione sdegnata. È giusto chiamare così il corrispettivo pagato per un servizio?
Lo possiamo chiamare come ci pare. Il fatto è che Trenitalia, oltre ai ricavi dai biglietti, prende soldi dallo Stato per i servizi a media-lunga percorrenza (con l’eccezione dell’alta velocità, ndr), e dalle Regioni per i trasporti locali.

Però le tariffe sono più basse rispetto ai grandi paesi europei, ben al di sotto di quelle inglesi.
Vero. Ma anche qui c’è un elemento che viene taciuto: la differenza nel costo della vita e nelle retribuzioni fra i vari paesi. Un operaio inglese o tedesco guadagna molto meglio del collega italiano. Se si considerasse anche questo elemento difficilmente le ferrovie italiane risulterebbero convenienti. Prima ancora di parlare della qualità e della puntualità dei treni.

L’altro cavallo di battaglia dell’amministratore delegato di Fs è quello dei conti. “Quando ho preso l’azienda, nel 2006” dice “perdeva 2 miliardi di euro e ora è in attivo”. Non è così?
Questo è un argomento che mi lascia davvero sorpreso: non fa che confermare le nostre analisi sulle Fs.

In che senso, scusi?
Fs non è un’azienda qualunque che viva di mercato e di concorrenza. Il suo obiettivo non è fare utili, ma fornire un servizio efficiente al più basso costo possibile. Se è in utile vuol dire che ricava troppi soldi dai biglietti o dai trasferimenti dello Stato e delle Regioni. Esattamente quel che è sostenuto nel nostro studio.

Moretti dice che fa utili perché è efficiente e sa stare sul mercato.
Ma stiamo parlando di un soggetto pubblico che, se si fa eccezione per l’alta velocità, opera in condizioni di monopolio. E’ significativo al riguardo quel che accadde quando un’azienda privata chiamata Arenaways tentò di offrire, senza chiedere sussidi, un servizio fra Torino e Milano.

Come andò?
Che il soggetto pubblico e sussidiato, ossia Trenitalia, ottenne che a quello privato e privo di sussidi fosse impedito di effettuare fermate intermedie fra Torino e Milano, perché questo avrebbe alterato il suo conto economico, nonostante i sussidi. E Arenaways chiuse.

Infuria la polemica sulla retribuzione di Moretti e degli altri suoi colleghi del settore pubblico. L’amministratore delegato di Anas, Pietro Ciucci ha detto che il suo stipendio non prevede il trattamento di fine rapporto. Lei che cosa ne pensa?
Che gli amministratori delegati in uscita dalle aziende pubbliche prendono cifre ben più alte dei tfr dei lavoratori. Basti pensare a quel che ebbe il predecessore di Moretti, Giancarlo Cimoli. Tra l’altro nella maggior parte dei casi non si tratta di manager strappati alla concorrenza, ma di persone nate e cresciute nel settore pubblico. Qualcosa vorrà pur dire, no?

twitter: @stefcaviglia

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