Economia

In Ohio no all'austherity. E l'Europa cosa fa?

Dalla crisi alla ripresa: nello stato americano le tasse sono state aumentate ma  per investire in servizi e infrastrutture

Il sindaco di Columbus Michael Coleman (Credits: Jay LaPrete/AP Images for USA Sevens)

Il dibattito politico negli Stati Uniti si sta concentrando sulle ricette che gli sfidanti per la Presidenza propongono per far voltare pagina al Paese ed uscire definitivamente dalla crisi. La success story del momento, però, è un'altra. Da quando il New York Times ha dedicato alla città un approfondimento, il mondo dei media americani ha acceso i riflettori sull'ottima performance economica di Columbus, capitale uno degli Stati che potrebbero decidere della contesa elettorale: l'Ohio.

I numeri parlano chiaro. Con la crisi finanziaria iniziata nel 2007, lo Stato che è al terzo posto per produzione manifatturiera negli Usa è stato colpito duramente. La crisi dell'automobile si è fatta sentire (dopo il Michigan, è in Ohio che viene prodotta la maggior parte dei veicoli nordamericani) e il prezzo pagato in termini di posti di lavoro è stato pesantissimo. Negli ultimi due anni, però, a Columbus si è registrata un'inversione di tendenza e in un'area urbana abitata da ottocentomila persone sono stati creati quasi trentamila posti di lavoro, che hanno permesso alla città di raggiungere un tasso di disoccupazione del 6,5% - il migliore in Ohio.

IL SEGRETO DELL'OHIO

In molti si chiedono quale sia il segreto del successo di Columbus. La risposta, per una volta, starebbe nelle sagge scelte politiche di chi la governa. Il sindaco della città, il democratico Michael Coleman, ha creato un forum strutturato di dialogo con i maggiori imprenditori del luogo - che sono tutti repubblicani. La decisione è arrivata quando la crisi aveva costretto l'amministrazione cittadina a tagliare anche i servizi essenziali. Secondo Coleman, il risultato di tanta austerità non sarebbe stato quello di mettere i conti in ordine, ma quello di innescare una spirale recessiva senza fine. Quale impresa, infatti, avrebbe voluto investire in un territorio dove non si potesse fare sicuro affidamento neppure su polizia e vigili del fuoco e dove si fosse certi che le infrastrutture non sarebbero state ammodernate per parecchio tempo?

Così, con il consenso del mondo imprenditoriale che si è fidato di lui nonostante il diverso schieramento politico, ha deciso di aumentare le tasse, ricavando un centinaio di milioni di dollari in un anno. Una manna per le casse comunali, che si sarebbe potuta impiegare per risanare il deficit e che, invece, è stata investita per ripristinare i servizi e creare nuove infrastrutture. Una scommessa difficile, che però Columbus ha vinto. I servizi ora funzionano meglio e la città ha le infrastrutture che le servono. In altre parole, Coleman ha sfruttato il consenso bipartisan che ha saputo costruire per rilanciare il territorio da lui governato, creando quella che egli stesso definisce un ambiente di qualità per l'economia. E così oggi Columbus è tornata ad essere un punto di riferimento per la crescita nazionale: ospita un distretto di imprese ad alta tecnologia e numerose società finanziarie, oltre a centri di ricerca industriale al'avanguardia. Una ricetta che forse potrebbe funzionare anche ad altre latitudini.

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