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Economia

Ocse, ecco perché l’Italia cresce così poco

Il nostro Paese fa registrare l’incremento del Pil più basso tra le nazioni aderenti all’organizzazione

Sono note dolenti quelle che arrivano dall’Ocse, i cui dati dicono che il Pil dell’Italia crescerà dell’1% in questo 2017 e addirittura solo dello 0,8% l’anno prossimo. Si tratta dei livelli di incremento più bassi tra tutti quelli che faranno registrare i Paesi aderenti all’organizzazione. Un risultato decisamente negativo, se si pensa che a livello mondiale quest’anno si dovrebbe marciare ad un ritmo di crescita del Pil che mediamente sarà del 3,6%. L’Italia dunque non solo è sotto la media, ma lo è anche abbondantemente. Una circostanza che fa scattare l’allarme nella stessa Ocse, che segnala quali siano le criticità che il nostro Paese dovrebbe affrontare con urgenza per ridare davvero fiato alla propria economia.

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Riforme strutturali e investimenti
Tra le misure di lunga gittata che il nostro Paese dovrebbe adottare secondo l’Ocse per rinfocolare una crescita che stenta a decollare, ci sono certamente riforme di carattere strutturale che portino soprattutto a un più serio e duraturo equilibrio tra Pil e debito pubblico, con quest’ultimo che resta senza dubbio una enorme palla al piede per le nostre velleità di sviluppo. Importante, sul lungo periodo, sarebbe poi anche il rilancio degli investimenti, che dovrebbe avvenire in maniera molto mirata, privilegiando soprattutto le infrastrutture, la ricerca sull’innovazione e la lotta alla povertà.

Nuove politiche fiscali
Immancabili, nei richiami del’Ocse, i riferimenti al nostro modello fiscale che continua a presentare lacune significative. In questo senso si suggerisce l’adozione di politiche fiscali moderate, in modo da riuscire innanzitutto ad allargare la base di tassazione. Il tutto continuando ovviamente sempre a lottare contro l'evasione fiscale che resta una vera e propria piaga nazionale. Significativo poi l’ennesimo invito, che a livello internazionale è già giunto anche da altre istituzioni, a ripristinare adeguate tasse immobiliari, in modo da avere maggiori entrate e di conseguenza una tassazione più equa. Il riferimento, ovvio, è all’abolizione di Imu e Tasi sulla prima casa, provvedimento che secondo molti osservatori andrebbe revocato a favore appunto di regimi fiscali che possano favorire di più le imprese e per questa via l’agognata crescita economica.

Formazione e lavoro
L’Ocse rileva inoltre come in Italia i frutti della globalizzazione non siano stati ripartiti in modo equo a causa di lacune nel sistema educativo e per l'inefficacia dei programmi di aiuto alla ricerca di occupazione. Proprio per invertire questa tendenza sarebbe dunque necessario attuare nuove politiche nel mercato del lavoro che in particolare puntino a creare un rapporto sempre più immediato e stretto tra formazione e occupazione. Un problema di cui d’altronde in Italia si discute ormai da qualche tempo, con riferimento ad esempio agli esperimenti sull’apprendistato dei giovani, senza riuscire però per il momento a trovare soluzioni realmente efficaci.

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