Obama contro Standard&Poor's: i tre motivi per cui il presidente ha ragione

La richiesta di 5 miliardi per truffa chiede giustizia per i danni agli investitori e per la finanza spericolata e accende un faro su chi deve vigilare

Barack Obama, Presidente Usa (Credits: JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images)

Ilaria Molinari

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Il governo americano chiede 5 miliardi di dollari per danni dovuti a truffa all'agenzia di rating Standard&Poor's. Fatto epocale.

L'amministrazione di Barack Obama ha deciso di andare giù duro contro l'agenzia accusata di aver "ingannato" gli investitori sui mutui subprime (concessi cioè in presenza di garanzie di rimborso molto basse o negative, spesso di importo superiore al 100% del valore dell'immobile finanziato e dunque ad alto rischio di insolvenza) tra il 2004 e il 2007. Come spiegato anche dal Wall Street Journal, le grandi banche di investimento avrebbero pagato S&P's per emettere giudizi (rating) positivi sui loro prodotti strutturati agganciati ai mutui subprime in modo tale che venissero acquistati dagli investitori.

Come prove, una serie di email degli analisti di S&P's. Tra cui quella che cita "il mercato immobiliare si stava raffreddando in modo morbido, il mercato che era forte ora è molto più debole, i subprime stanno ribollendo e stanno per abbattersi sulle case".

La causa, raccolta in un documento di 128 pagine, è stata intentata per ora dalla Corte federale di Los Angeles e da altri 16 Stati. A breve anche la procura generale di New York aprirà il suo fronte mentre la Sec (la Consob americana) ha già aperto un'indagine ad hoc.

Le accuse sono per tre tipi di frodi: frode attraverso mail e comunicazioni telefoniche (in America è un reato federale privare qualcuno dei propri beni mediante comunicazioni di questo tipo) e alle istituzioni finanziarie.

Standard&Poor's, nei tre anni incriminati, avrebbe ripetutamente ingannato gli investitori promuovendo prodotti finanziari legati ai mutui subprime (a cui assegnava giudizi che ne indicavano positività e sicurezza) pur conoscendone la pericolosità e la tossicità. Da lì la grandissima crisi che ha portato alla rovina famiglie (più di un americano su cinque in quegli anni era un debitore subprime), aziende (ricordate la chiusura delle due banche specializzate in mutui, Fannie Mae e Freddie Mac?), società finanziarie, e i cui effetti si fanno sentire ancora oggi.

L'operazione arriva forse tardi e, come denunciato questa mattina su La Stampa dall'economista del dipartimento di studi governativi dell'Università del Texas James Kenneth Gallbraith, "a questa denuncia deve essere fatto seguito con una serie di altre azioni forti, cosa che sino adesso è mancata".

Ma finalmente è arrivata. E ha le sue tre buone ragioni. Ecco quali sono.

- Nei quattro anni incriminati (e ancora oggi) gli americani hanno perso trilioni di dollari nella svalutazione del valore delle loro case. Il risultato (concreto) del crollo del mercato drogato dalle indicazioni sui subprime è stato dannosissimo per un intero Paese e un'intera economia. E ha mandato in rovina intere famiglie.

- La richiesta dell'amministrazione Obama arriva a rafforzare un primo step realizzato meno di un mese fa: la nomina alla presidenza della Sec di Mary Jo Write, ex procuratore federale attivissima nella lotta contro la criminalità finanziaria che negli anni '90 ha scosso Wall Street. E che ora ha messo radici proprio alla Sec da cui è partita già un'indagine contro Standard&Poor's.

- Le accuse di truffa e inganno sono il primo grande grido di denuncia contro irresponsabilità per cui nessuno ha ancora veramente pagato, contro eccessi che hanno portato a declassare 2 mila miliardi di dollari in titoli (derivati e altre astruserie finanziarie agganciate ai mutui subprime) e dunque hanno spinto allo scoppio della bolla speculativa che era stata costruita intorno ai prodotti di finanziamento scatenando la più grave crisi economica dopo (o forse prima?) quella del 1929.

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