Perché le banche non prestano soldi

L'andamento mensile del credito a famiglie e imprese. Ma di chi è la colpa?

Variazione mensile dei prestiti bancari a famiglie e imprese (Fonte: Banca d'Italia. Grafico a cura di Pierluigi Tolot)

Marco Cobianchi

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Questo grafico indica l'andamento dell'offerta di credito bancario a famiglie e imprese. I valori sono in percentuale: significa che Bankitalia ha calcolato ogni mese, la variazione di credito rispetto al mese precedente. Il risultato è che le banche concedono sempre meno soldi all'economia reale. Il problema è capire come mai e "di chi è la colpa". Gli istituti di credito sostengono che è "colpa" delle imprese che non chiedono soldi perchè hanno paura di investire in un momento di recessione economica, mentre le imprese sostengono che sono le banche che non concedono prestiti trovando più conveniente investire in strumenti finanziari ritenuti più sicuri oppure più redditizi. Questa diatriba va avanti da sempre: le banche mostrano dati sull'aumento dei prestiti concessi cogliendo quelli a loro più favorevoli, e le imprese li contestano affermando che si tratta di prestiti solo alle grandi imprese, che rappresentano solo l'8% del Pil nazionale.

Ma c'è un dettaglio che forse spiega come stanno davvero le cose. Se avessero ragione le banche, cioè se fosse vero che le imprese non chiedono soldi, vorrebbe dire che manca la domanda di credito. Se mancasse la domanda di credito il "prezzo" del denaro, cioè i tassi d'interesse, dovrebbero diminuire proprio per stimolare i clienti a chiederlo. Eppure non è così. I dati dell'Abi mostrano che tra il 2013 e il 2014 il tasso di interesse sui soldi prestati dalle banche all'economia reale, è salito, anche se di pochissimo: dal 3,79% al 3,83%. Certo, non è un parametro univoco, ma certamente è curioso che, in assenza di domanda (secondo le banche) il prezzo aumenta. Ma non solo. Nell'ultimo anno è anche aumentata la differenza tra ciò che alle banche costa raccogliere il denaro dai risparmiatori e ciò che rende loro il credito concesso. Questo differenziale è aumentato in un anno di 23 centesimi. Significa che le banche danno meno soldi all'economia reale ma su quel poco guadagnano di più. 

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