Numeri

C’è un’Italia che non conosce crisi: è quella che esporta

I dati GEA confermano: negli ultimi quattro anni l’export italiano è cresciuto di 61 miliardi. Trainanti i prodotti alimentari, richiestissimi negli USA

Vino italiano

Roberto Catania

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Il Made in Italy è sempre più apprezzato nel mondo. È quanto emerge dall’ultimo Osservatorio GEA-Fondazione Edison, lo studio basato sull’indice Fortis-Corradini che calcola le eccellenze competitive nel commercio internazionale in base al saldo commerciale.

Tra il 2010 e il 2014 - si legge nel report - il nostro export, servizi esclusi, ha sfiorato i 400 miliari di euro (398 miliardi per l’esattezza), con una crescita di 61 miliardi. Nello stesso periodo, la bilancia commerciale complessiva è cresciuta di quasi 73 miliardi passando da un saldo negativo di 30 miliardi a un saldo positivo di 42,9 miliardi; sale addirittura a 62 miliardi l'attivo con l’estero per ciò che riguarda il comparto dei manufatti.

L’Italia, sentenzia l’Osservatorio, è uno fra i 5 Paesi al mondo (insieme a Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud) ad avere un surplus commerciale per i manufatti industriali superiore ai 100 miliardi di dollari (131 miliardi di dollari nel 2013, fonte WTO) ed è il secondo Paese del mondo occidentale (dopo la Germania) per surplus manufatturiero con l’estero (fonte Eurostat).

Quasi un prodotto esportato su cinque è da podio
Ma il dato più sorprendente è forse quello che riguarda la bilancia commerciale con l’estero nelle singole categorie merceologiche. Nel 2013, l’Italia si è infatti piazzata al primo, secondo o terzo posto al mondo su quasi un quinto dei prodotti in cui è suddiviso il commercio mondiale (928 su 5000), per un valore complessivo di 195 miliardi di dollari di surplus commerciale con l’estero.

Per Marco Fortis, Vicepresidente della Fondazione Edison si tratta di "eccellenze di nicchia che però complessivamente valgono 195 miliardi di dollari di surplus commerciale con l’estero”.

A trainare le vendite sono soprattutto i settori delle cosiddette 4A (alimentari-vini, abbigliamento-moda, arredo-casa e automazione-meccanica-gomma-plastica), capaci di raggranellare da soli i quasi due terzi del saldo attivo tricolore (128 miliardi di euro).

Proprio il settore del food si conferma nell’anno dell’Expo uno dei driver principali di crescita con ben 63 prodotti su 616 prodotti ai primi tre posti al mondo per bilancia commerciale con l’estero (21,5 miliardi di dollari l'attivo). Pasta, pomodori, preparati/conservati, carni di suino secche o affumicate, liquori, aceto, formaggi grattugiati o in polvere, vino e fagioli freschi i prodotti più apprezzati fuori confine.

L'alimentare italiano sfonda negli USA
Sono i nostri vicini europei (Germania e Francia su tutti) a guidare la classifica delle nazioni più interessate ai generi alimentari provenienti dallo Stivale, ma le notizie migliori arrivano dagli Stati Uniti, terzo mercato in assoluto con un export complessivo di 29,8 miliardi di euro e un surplus di 17,3 miliardi, il più alto registrato in Italia nel 2014 negli scambi bilaterali.

Firenze, Lucca, Grosseto, Milano e Perugia guidano la classifica delle province più attive negli scambi commerciali verso il mercato a stelle e strisce per ciò che riguarda olii e grassi vegetali e animali, Napoli e Modena per i prodotti da forno e farinacei, Salerno per la frutta e gli ortaggi lavorati e conservati, Sassari e Parma per i prodotti delle industrie lattiero casearie.

I primi 10 casi provinciali-settoriali per export di vini e bevande verso gli USA nel 2014 sono invece Trento, Milano, Cuneo, Firenze, Verona, Siena, Venezia, Treviso, Asti e Brescia.

Sottolinea Luigi Consiglio, Presidente di GEA: “I dati e le tendenze dimostrano che l’interesse per l’Italian food nel mondo è molto forte, in particolare negli Stati Uniti, un mercato estremamente vivace dove la domanda esprime l’attesa di un food più salutare. Oggi chi ritiene che il mercato USA sia maturo si sbaglia. Le opportunità per il Made in Italy ci sono e c’è un grande spazio per tutte le aziende dell’agro-alimentare che desiderano esportare ed investire negli USA".

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