Il vero problema dell'economia italiana

Il dillemma è tra debito e prodotto interno lordo. La Ue vorrebbe che il rapporto tra le due grandezze fosse pari al 60%. Ma se non creiamo ricchezza è impossibile rispettarlo

Andamento del debito pubblico in rapporto al Pil (Fonte: Fmi - Grafico a cura di Pierluigi Tolot)

Marco Cobianchi

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Questo grafico non avrebbe bisogno di commenti: rappresenta l’andamento del debito pubblico in rapporto al Prodotto Interno Lordo. Come si vede, questo rapporto è calato, rispetto all'anno precedente, solo nel 2007 negli ultimi 11 anni (il dato riferito al 2013 è una previsione). Ma questi numeri non dicono tutto. O, meglio, vanno interpretati. L’enorme debito pubblico italiano è rappresentato, come detto, in rapporto al Pil, ovvero, in rapporto alla ricchezza prodotta dal Paese. Il motivo della crescita di questo rapporto sta non solo nella crescita monetaria del debito, che oggi è superiore ai 2mila miliardi di euro, ma sta, soprattutto, nel calo del Pil prodotto. In termini di grandezze monetarie, infatti, l’Italia non è l’unico Paese ad avere oltre 2mila miliardi di euro dei debiti (la Francia e la Germania sono vicinissime a queste soglie) ma è quello che ha il rapporto più elevato.

Tra il 2007 e il 2013, senza considerare l’inflazione, il Pil italiano è letteralmente crollato dell’8,65% mentre nello stesso periodo in Germania è cresciuto del 4,25% mentre in Francia è rimasto più o meno stabile con una crescita dello 0,67%. Questo è il motivo principale per il quale il debito italiano è esploso: il Paese non produce più ricchezza o, per lo meno, non ne produce abbastanza per abbassare il rapporto e rientrare nei paramentri di Bruxelles che ci imporrebbero un rapporto del 60%. E questo è il motivo per il quale immaginare di risolvere i problemi dei conti pubblici italiani esclusivamente attraverso la leva fiscale è una pia illusione.

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