Perché l'Italia non usa i fondi europei

Sono troppi. O meglio: non usiamo i miliardi messi a disposizione dall'Europa perché nessuno viene a investire in Italia

L'utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo economico tra il 2007 e il 2013 in alcuni Paesi europei. Dai in milioni di euro. (grafico a cura di Pierluigi Tolot)

Marco Cobianchi

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Bisognerà pur dirlo: l’Italia non spende i fondi europei perché nessuno viene a investire in Italia. Un esempio: lo stabilimento Fiat di Termini Imerese è chiuso dal 31 dicembre 2011 e da allora i tentativi di attirare altre aziende che lo rilevassero sono tutti falliti. Ora Matteo Renzi ha annunciato l’arrivo di un produttore automobilistico cinese, mettendogli a disposizione 750 milioni di euro di fondi europei sia nazionali che regionali, ma sono gli stessi che da tre anni non si riescono ad assegnare per la mancanza di progetti. Se quindi la Sicilia ha speso (al 31 maggio 2014) solo il 40 per cento del fondo destinato alle imprese, non è solo colpa della inadeguatezza dei politici locali e delle procedure opache (eufemismo), ma del fatto che la Sicilia non è capaci di attrarre imprese, così come non lo sono ampie zone del Paese, anche al Nord, per l’inospitalità verso gli investimenti esteri.

In un convegno del 2009 l’allora governatore della Banca d’Italia Mario Draghi pronunciò parole profetiche: «I sussidi alle imprese sono stati generalmente inefficaci (...). Un’indicazione statistica fondamentale è che è più proficuo investire le risorse pubbliche nell’effettiva applicazione delle leggi piuttosto che nell’erogazione di sussidi». Purtroppo le rigide (e stupide) regole europee impongono di usare una parte dei soldi provenienti da Bruxelles per sussidiare imprese invece di destinarli a garantire la legalità. Il risultato è che le regioni si trovano spesso a gestire troppi soldi e, piuttosto che vederseli confiscare perché inutilizzati, finanziano imprenditori «mordi e fuggi» che fanno fallire le imprese dopo il termine del periodo di erogazione. È successo alla Nordmende di Anagni (Frosinone), alla Necchi Compressori di Pavia, alla Alcoa in Sardegna e gli esempi sono migliaia: appena finiscono i soldi pubblici le imprese chiudono perché, senza sussidi, produrre in Italia non gli conviene.

Ecco perché credere che con i fondi europei si possa fare impresa sana è spesso una pia illusione se non si modifica l’ambiente circostante investendo nel contrasto alla criminalità, snellendo la burocrazia, velocizzando la giustizia e tagliando le tasse. Questi sono gli obiettivi verso i quali dovrebbero essere indirizzati i fondi comunitari. Ma l’Europa, si sa, è stupida e non lo capisce.

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