I fallimentari piani-lavoro per i giovani

Piano Fornero, piano Ue, piano Giovannini: nessuno è riuscito a frenare la crescita della disoccupazione giovanile. Siamo al 41,2%

Il tasso di disoccupazione giovanile da gennaio 2004 a ottobre 2013. (Fonte: Istat - Grafico a cura di Pierluigi Tolot)

Marco Cobianchi

-

Il grafico qui sopra indica il tasso di disoccupazione dei giovani italiani, quelli che hanno tra i 15 ed i 24 anni. Come si vede siamo al 41,2%. Ovvero: il 41,2% dei giovani in questa fascia d’età non lavora. Un dato drammatico. Ma ancora più drammatico è un altro dato. A luglio del 2012 il governo Monti, per mano del ministro del Lavoro Elsa Fornero, ha varato una riforma che avrebbe dovuto, nelle intenzioni, aggredire esattamente il problema della disoccupazione giovanile. Come mostra il grafico quella riforma è fallita: il tasso di disoccupazione ha continuato a salire senza sosta: a luglio del 2012 era al 35,3%; a dicembre era arrivato al 37,5%; a luglio di quest’anno era al 39,7% e a ottobre, appunto, 41,2%.

Fallito anche il piano europeo per il sostegno al lavoro giovanile, che sempre nel 2012 ha concesso all’Italia di spendere (bontà sua) 1,5 miliardi. Ed è avviato al fallimento anche il piano del ministro Giovannini che ha lanciato in autunno un piano di sussidi a favore delle imprese che assumono giovani.

Certo: da questa statistica non è possibile concludere che il 41,2% dei giovani italiani che hanno tra i 15 e i 24 anni (sono circa 6 milioni) siano disoccupati “veri”: la loro disoccupazione è diversa da quella di un padre di famiglia o di un 30enne laureato. La maggior parte di chi ha tra i 15 ed i 24 anni studia a tempo pieno oppure non solo non studia e non lavora, ma non cerca nemmeno un lavoro e, non cercando lavoro, non risulta disoccupato (per rientrare in questa categoria non bisogna solo non avere un’occupazione, ma bisogna essere anche all’attiva ricerca dello stesso). Peraltro secondo le regole universali che servono per compilare queste statistiche, una persona risulta occupata se la settimana prima dell’indagine condotta dagli uffici statistici, ha lavorato almeno un’ora. Un po’ poco, decisamente, per definire una persona “occupata” quindi è evidente che le regole che sovrintendono la compilazione delle statistiche sono da rivedere o, per lo meno, da prendere con le molle. Ma resta il fatto che, stanti queste regole, il tasso di disoccupazione giovanile in Germania è del 10%, la metà del nostro miglior risultato in tempi recenti: 18,9% a febbraio del 2007.

© Riproduzione Riservata

Commenti