Le aziende italiane producono sempre di più all'estero

Il rapporto del Censis: per i maggiori gruppi industriali italiani l'estero vale tra il 60% e l'80% del fatturato. Romania e Usa i paesi principali

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Redazione Economia

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"L'economia apolide ci salverà. Dei primi 15 gruppi industriali italiani per volume d'affari oggi sono soltanto in 2 a realizzare in Italia la maggior parte del loro fatturato. Per tutti gli altri il giro d'affari all'estero vale tra il 60% e l'80% del fatturato complessivo". Lo afferma il Censis nel consueto rapporto mensile. "Negli anni della crisi, l'economia italiana ha sofferto a causa del crollo della domanda interna, della caduta degli investimenti produttivi e del peggioramento della finanza pubblica. E le multinazionali italiane - afferma lo studio - hanno reagito rafforzando la loro  presenza oltre confine. Anche le grandi imprese di costruzioni italiane, che nel periodo 2004-2013 hanno registrato una caduta del 7,2% del fatturato interno a causa del crollo degli investimenti pubblici, hanno incrementato del 204,6% il fatturato realizzato all'estero, con il risultato che oggi questa componente rappresenta due terzi del loro giro d'affari".

"Piccole multinazionali crescono", titola il Censis che spiega: "Si rafforza la presenza imprenditoriale italiana all'estero: oggi circa 22mila imprese estere sono controllate da società italiane e occupano 1,7 milioni di addetti (rispetto  al 2007 l'aumento è di circa 2.000 imprese e 330mila addetti). Mentre si riducono le multinazionali estere presenti sul territorio nazionale (da 14.401 a 13.328 in cinque anni) e i loro addetti (da 1,24 milioni a 1,19  milioni) - precisa il rapporto - aumentano le multinazionali italiane all'estero (+8,9% dal 2007) e la forza lavoro impiegata (+23,4%). Ma soprattutto aumenta il loro fatturato, che passa da 389 miliardi di euro a 546 miliardi (+40,4%). Il Paese dove sono penetrate maggiormente è la Romania (3.237 aziende e 117.221 addetti), ma il territorio dove operano le aziende più grandi è quello degli Stati Uniti (2.066  aziende per 225.450 addetti, con un fatturato che da solo vale il 18% delle multinazionali italiane nel mondo)", precisa il Censis.

Nel rapporto mensile il Censis spiega poi che aumentano le aziende italiane che esportano, ma sono piccole. "Sono 212mila le imprese italiane che esportano (+3,5% rispetto al 2007) e il  valore complessivo delle merci vendute all'estero (più di 380 miliardi di euro) è aumentato del 5,7% dal 2007 a oggi. La crescita del numero di aziende esportatrici - afferma lo studio - è sicuramente un fatto positivo, ma la loro incidenza sull'export complessivo è davvero limitata. La maggior parte degli operatori (il 63,9% del totale) si addensa nella classe più bassa di valore esportato (sotto i 75mila euro annui). Colpisce che un complesso di circa 135mila esportatori determini un valore di export di poco superiore a 2,3 miliardi di euro, un'inezia rispetto al valore totale delle esportazioni italiane (lo 0,6%). Si  tratta - sottolinea il Censis - di poco meno di 17mila euro medi per esportatore. Per contro, le grandi aziende, quelle che vendono all'estero per un valore superiore a 50 milioni di euro annui, pur essendo solamente lo 0,4% del totale (942  soggetti), rappresentano da sole quasi la metà dell'export italiano (circa 187 miliardi di euro). A ciò si aggiunga che una miriade di soggetti (piu' di 90mila) - conclude il  apporto - hanno come riferimento un solo Paese di destinazione delle loro merci. Sono solo 4.200 le imprese che  invece vendono i loro prodotti e servizi in più di 40 Paesi  esteri (realizzando il 43% circa delle vendite complessive  dell'Italia all'estero)". 

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