I numeri del budget di Donald Trump

Tagli a welfare, sanità e enti nazionali per favorire la difesa

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Donald Trump mentre si reca al Quirinale – Credits: ANSA/ RICCARDO ANTIMIANI

Claudia Astarita

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A marzo era stata delineata la strategia di bilancio dell'Amministrazione Trump ed era stata confermata l'impostazione politica preannunciata durante la campagna elettorale: tagli alle tasse finanziati tramite una riduzione della spesa assistenziale e incremento degli investimenti per difesa e sicurezza.

Questo impianto è ora stato formalizzato nel piano di spesa per il 2018 che il Presidente ha presentato al Congresso. Anche se non è detto che la manovra esca immutata dalle aule parlamentari, il quadro generale non dovrebbe subire modifiche sostanziali.

Welfare e sanità

Donald Trump intende procedere speditamente con una serie di tagli allo stato sociale. Si comincia con la sanità: la Medicaid riceverà seicento miliardi di dollari in meno nell'arco di dieci anni. Un risparmio derivante principalmente dal freno posto alla cosiddetta Obamacare, che avrebbe comportato un considerevole aumento della spesa, ma anche da consistenti riduzioni dei trasferimenti dal bilancio federale a quelli statali, che gestiscono le strutture mediche. Altri tagli vanno a colpire una serie di programmi a favore delle fasce più povere della popolazione, che vanno dalla distribuzione di buoni-pasto (di cui fruiscono quaranta milioni di cittadini americani) ai contributi alle spese per l'affitto, fino ai sussidi per il pagamento del riscaldamento in inverno.

Il bilancio degli enti nazionali

È poi previsto un cospicuo ridimensionamento dei bilanci di una serie di enti di vario genere, come l'Agenzia per la Protezione Ambientale (meno 30%), l'Istituto Nazionale per la Sanità (meno 22%), la Fondazione Nazionale per la Scienza (meno 11%) e la stessa Nasa. L'opposizione si è già fatta sentire: Hillary Clinton ha definito senza mezzi termini le scelte dell'Amministrazione come il frutto di "crudeltà inimmaginabile".

Nuovi fondi per la Difesa

Il denaro così risparmiato dovrebbe consentire innanzitutto un incremento del 10% nel bilancio per la difesa, peraltro già molto elevato (da soli gli Usa spendono quasi sette volte più della Cina). L'obiettivo è di portare a 350 le navi che compongono la flotta della marina militare e a 1.200 gli aerei da combattimento, arruolando anche 80.000 militari in più.

Come verranno tagliate le tasse

Più che alla spesa militare, i tagli all'assistenza serviranno però a finanziare una massiccia riduzione dell'imposizione fiscale, che nelle parole del Presidente promette di essere la più grande mai realizzata nella storia degli Stati Uniti ed è destinata prevalentemente ad abbattere i livelli di tassazione per le grandi imprese e i redditi elevati.

I limiti delle previsioni di crescita al 3 per cento

Il ridimensionamento dello stato sociale, tuttavia, non sarà sufficiente per realizzare le ambizioni del Presidente, il quale, fedele alle tradizionali dottrine macroeconomiche sposate dai Repubblicani, conta di compensare la riduzione delle aliquote con maggiori introiti fiscali derivanti dalla crescita economica. Il piano presentato al Congresso, infatti, prevede che grazie allo stimolo fiscale il Prodotto interno lordo possa crescere del 3% all'anno – dato che molti osservatori considerano un po' troppo ottimista.

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