Economia

Moda, l’Europa delle buone pratiche

Il Comitato Economico e Sociale Europeo premia cinque iniziative etiche. Tra di loro, anche l’italiano Progetto Quid

Comitato Economico e Sociale Europeo

Gabriella Piroli

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Un’altra moda è possibile? Sembrerebbe di sì, a giudicare dalla performance di Progetto Quid, marchio di abbigliamento di una cooperativa nata a Verona quattro anni fa per opera di Anna Fiscale.

L’iniziativa è appena stata premiata a Bruxelles dal Comitato Economico e Sociale Europeo.

E qui, prima di raccontare in cosa consista Progetto Quid, occorre una precisazione.

Sia nella sua versione internazionale di EESC, sia italianizzata CESE, la sigla è poco conosciuta, ma questa assemblea internazionale di oltre 450 esperti, provenienti da ogni stato dell’Unione, costituisce il vero “produttore di senso” per gli indirizzi della Commissione Europea e quindi del Parlamento Europeo. Le famose direttive che arrivano sono il frutto di un serrato lavoro spesso iniziato nel Comitato, che al proprio interno ha rappresentanti delle imprese, dei sindacati e della società civile.

Sono loro che in prima battuta studiano i problemi e indicano delle soluzioni, o comunque delle linee guida a cui ispirarsi. Presieduto fino al prossimo aprile dal greco Georges Dassis e animato da un più che brillante vice (il portoghese Gonçalo Lobo Xavier), il Cese ha appunto promosso anche un riconoscimento alle iniziative della società civile, selezionando quest’anno cinque finalisti su una rosa di oltre cento partecipanti.

«La tradizione della moda in Italia non è né inclusiva né rispettosa dell'ambiente», ha commentato Giulia Kathleen Houston mentre ritirava il premio per Progetto Quid. «Il nostro obiettivo è offrire una soluzione unica a un duplice problema, creando moda etica e dando lavoro a persone socialmente svantaggiate». Oltre a utilizzare tessuti di qualità ma destinati al macero, Progetto Quid conta infatti sul lavoro sartoriale di donne e uomini in situazioni di svantaggio lavorativo: persone con invalidità, donne vittime di violenza o della tratta della prostituzione, richiedenti asilo, ex-tossicodipendenti, alcolisti ed ex-detenuti.

Oltre il 60% degli 87 lavoratori di Quid hanno dei trascorsi di fragilità ma oggi svolgono attività di confezionamento, controllo qualità, stiro, imbustaggio e logistica. Gli affari vanno bene, Progetto Quid lavora sia con i consumatori finali (attraverso cinque negozi monomarca, più la distribuzione in altri punti vendita), sia in regime di BtB, quindi come fornitore di altre aziende.

Anche gli altri quattro finalisti hanno una fortissima tensione etico-sociale. Il progetto tedesco Discovering hands, consiste nell'addestrare donne non vedenti o ipovedenti a individuare precocemente il cancro al seno grazie al loro superiore senso del tatto.

REvive Greece aiuta profughi, richiedenti asilo e migranti a integrarsi nei paesi ospitanti, formandoli nella programmazione informatica e mettendoli in contatto con giovani imprenditori europei. Il belga DUO for a JOB è un programma di tutoraggio intergenerazionale e interculturale che offre a giovani migranti in cerca di occupazione una formazione gratuita e personalizzata di sei mesi, fornita da persone di più di 50 anni con esperienza nello stesso settore.

Il progetto spagnolo Laundry ID, realizzato dall'Istituto della robotica per la dipendenza (IRD), crea posti di lavoro per persone con disabilità in un servizio di lavanderia riprogettato dal punto di vista tecnologico e adeguato alle loro esigenze. 

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