Economia

Materiali compostabili e carta certificata, la svolta anti-plastica di Misura

Il brand del Gruppo Colussi presenta confezioni inedite in nome della sostenibilità ambientale, una innovazione realizzata da una filiera tutta italiana

La tutale dell'ambiente, la responsabilità di preservarlo per le generazioni future e le priorità per i paesi in via di sviluppo sono tre dei principi base della Dichiarazione di Stoccolma, il manifesto della prima Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente che si tenne nella capitale svedese nel giugno del 1972. Da lì venne istituita la Giornata Mondiale dell'Ambiente, proprio per ricordare lo storico incontro e mantenere vivi gli obiettivi da raggiungere. Negli ultimi decenni l'atteggiamento e le scelte dell'uomo non sono però state particolarmente attente alla difesa ambientale, superando più volte il labile equilibrio tra rispetto della natura e sfruttamento delle risorse che la stessa ci concede ed è per questo che bisogna cambiare meccanismi e stile di vita, altrimenti chi verrà dopo di noi pagherà i conti.

Il progetto A Misura d'ambiente votato alla sostenibilità

Misura

Il progetto A Misura d'ambiente votato alla sostenibilità

Misura

Il progetto A Misura d'ambiente votato alla sostenibilità

Misura


Il packaging con materiali compostabili

Per quanto significativi siano atti e azioni dei singoli cittadini, cruciale è l'esempio dei grandi gruppi aziendali, non solo multinazionali, in grado di cambiare il passo e persuadere le persone a seguire il modello proposto. In tanti si sono mossi, qualcuno dimostrando più decisione, come Misura che ha ideato soluzioni efficaci per la lotta all'uso della plastica. E proprio nella giornata dedicata all'ambiente, il marchio lanciato da Colussi nel 1974 imprime una svolta alla produzione presentando un nuovo packaging che pensiona la vecchia plastica in favore di una confezione ottenuta da materia prime di origini vegetali che, raccolta e trattata, diventa compost, cioè suolo fertile. Nello specifico si tratta di una pellicola a strati sovrapposti di Mater-bi, cellulosa e lacche di origine vegetale per ottenere una barriera all'ossigeno e gas. Una confezione al 100% compostabile non per vezzo, bensì perché destinata a un prodotto che deve vivere fuori dai frigo, sugli scaffali di un negozio per alcuni mesi mantenendo freschezza e senza inficiare la qualità dei prodotti. Il progetto di Misura prevede diversi step mirati e parte con il rinnovo dell'involucro esterno di sei prodotti (pasta integrale e snack) che consentirà di tagliare il 52% delle tonnellate di plastica usata l'anno scorso per gli imballaggi, e salire al 79% entro il 2023.

Non c'è però solo il compost nel futuro produttivo del brand, perché altre linee di prodotti avranno confezioni di carta certificata FSC, cioè derivante da coltivazioni forestali sostenibili e controllate: al posto di quasi 26,5 milioni di imballaggi di plastica utilizzati nel 2019, nel biennio 2020-2021 i prodotti saranno confezionati con carta sostenibile e riciclabile, per un risparmio di circa 27,9 milioni di confezioni di carta convenzionale.


Una filiera tutta italiana

L'innovazione è stata sviluppata con la collaborazione di altre aziende italiane e, sulla scia degli shopper biodegradabili (un'intuizione nostrana diventata poi legge europea), punta a rappresentare un modello replicabile per l'intero settore agroalimentare. Al progetto hanno preso parte Novamont, Saes, Sacchital, TicinoPlast e Ima Group, realtà accomunate dall'aver imboccata la strada della sostenibilità ambientale. "Ripartire dall'ecosostenibilità è l'unica strada da percorrere, per questo abbiamo fatto una scelta di campo e un investimento etico importante, che coinvolge la nostra filiera produttiva dall'inizio alla fine, rivolto a consumatori che sappiamo essere sempre più consapevoli", ha spiegato Angelo Colussi, presidente del gruppo fondato nel 1911 a Venezia e operativo da tanti anni a Petrignano d'Assisi, in Umbria. La novità non risponde soltanto a necessità produttivi perché ha implicazioni rilevanti per la terra, elemento a lungo sottovalutato, tanto che quasi il 60% dei suoli italiani è a rischio desertificazione. "Occorre riportare materia organica nei terreni e per farlo serve avviare una diversa gestione dei rifiuti organici, con l'obiettivo zero in discarica, ma anche ridisegnare molte filiere produttive, a cominciare da quella del packaging alimentare, ricordando che tutto ciò che nasce dalla terra può ritornare a diventare terra", è il monito lanciato da Catia Bastioli, amministratrice delegata di Novamont, storico gruppo italiano della bioeconomia circolare e leader nel campo delle bioplastiche, che fornisce la materia prima per il nuovo packaging. Tra gli intenti dell'innovazione di origine vegetale, del resto, c'è la volontà di "fornire un impulso all'economia circolare e, al contempo, rigenerare e mantenere la fertilità de suoli e decarbonizzare l'atmosfera".

Una produzione sostenibile

Un percorso, quest'ultimo, già avviato dal brand di prodotti e snack integrali con il progetto "A Misura d'ambiente" che, oltre a dimezzare l'uso della plastica, include l'uso di materie prime alimentari ottenute con tecniche sostenibili, l'utilizzo di fonti di energia al 100% da rinnovabili negli stabilimenti, la lotta allo spreco di cibo con la consegna di 1,5 milioni di colazioni al Banco Alimentare entro i primi cinque mesi dell'anno in corso. All'elenco si è aggiunto anche il finanziamento di dieci progetti di riforestazione in diverse aree d'Italia (a Torino, Milano, Pordenone, Sant'Arcangelo di Romagna, Palo Laziale, Roma, nel parco nazionale del Vesuvio e in quello del Gargano, sui calanchi di Matera), con 13.400 alberi piantati e un totale di 9.380 tonnellate di anidride carbonica assorbite durante la loro vita.

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