Migranti e Ong: perché sui soldi Salvini sbaglia

Loretta Napoleoni, economista e studiosa del fenomeno delle migrazioni e del traffico internazionale boccia le proposte economiche del premier della Lega

Matteo Salvini

Matteo Salvini in una conferenza stampa al Parlamento Europeo, Bruxelles, 16 giugno 2015. – Credits: EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images

a cura di LABITALIA/ADNKRONOS

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Il tema migranti continua a far parlare. Il nuovo ministro dell'Interno e le sue politiche sulla migrazione continuano a preoccupare. Non piacciono a Loretta Napoleoni, economista e studiosa del fenomeno delle migrazioni (anche nei suoi aspetti legati al traffico internazionale su cui ha scritto il saggio ‘Mercanti di uomini’, Rizzoli), le proposte del premier della Lega, Matteo Salvini.

Quanti soldi agli immigrati

"Salvini propone di non dare soldi agli immigrati? Se si riferisce alla 'diaria' di 35 euro, - spiega a Labitalia Napoleoni - dovrà pur sapere che nelle tasche dei migranti vanno solo 5 euro. Il resto va alla cooperazione che gestisce la macchina dell'accoglienza ed è una cooperazione tutta italiana, dove lavorano italiani e che compra e consuma italiano. Quindi, non è che i 35 euro se li intasca l'immigrato per fare la bella vita, ma sono soldi che entrano nel moltiplicatore della nostra economia".

La polemica sulle Ong

Anche sulla polemica delle Ong che salvano i migranti in mare, aggiunge Napoleoni, che si trova a Bucarest per presentare il suo ultimo libro 'Kim Jong Un il nemico necessario', Rizzoli, "il ministro dell'Interno propone cose che non si possono fare".

"Intanto le navi delle Ong e delle Onlus operano in acque internazionali dove possono fare quello che vogliono e fare soprattutto quello che impone la legge marittima internazionale - spiega Napoleoni - ossia soccorrere le persone in difficoltà".

"Si sa che gli scafisti portano i migranti sui gommoni fino al limite delle acque territoriali, lasciando loro solo un telefonino per chiamare i soccorsi. Prima dell'inchiesta che ha fatto emergere qualche distorsione, qualche Ong si spingeva fin dentro le acque libiche, ma non è più così", aggiunge Napoleoni. Una volta che i migranti sono sulle navi, spiega l'economista, "non è che non si può far attraccare la nave nei nostri porti, a meno che non si voglia fare una legge specifica come ha fatto l'Australia, che però è un'isola, con la motivazione della protezione nazionale".

I rimpatri dei migranti

Ancora più "impraticabile", per Napoleoni, l'ipotesi dei rimpatri: "Intanto, è una strada costosissima perché a tutti va pagato un biglietto aereo. Poi, quasi tutti quelli che arrivano qui sono privi di documenti o perché li hanno persi in mare o perché li hanno buttati per non farsi identificare. Occorrono mesi - conclude Napoleoni - per capire chi sono, da dove vengono ed eventualmente rimpatriarli. E allora altro che 35 euro al giorno ci costerebbero".

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