Economia

Dal digitale al sushi, Marco Giapponese spinge sull’acceleratore

L’imprenditore, dopo l’uscita da immobiliare.it, arriva al vertice del gruppo Triboo e punta a far crescere i ristoranti Basara in Italia e all’estero

Marco Giapponese

Mikol Belluzzi

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Nelle aziende in cui opera o ha operato, funziona come una sorta di acceleratore. E’ capitato con la piattaforma immobiliare.it e prima ancora con Attico, un settimanale cartaceo gratuito di annunci  immobiliari,  finanziari e commerciali che negli anni Novanta spopolava grazie a una serie di cestelli posizionati in punti strategici delle città italiane. «All’inizio i giornalai non volevano che collocassimo le nostre riviste vicino alle edicole, ma poi questi giornali erano talmente richiesti che portavano clienti anche a loro…»..

Da qualche mese Marco Giapponese, classe '75 , informatico ma con una fortissima anima commerciale, è uscito dalla piattaforma immobiliare per portare avanti due nuovi business. Dopo un periodo in consiglio di amministrazione, infatti, a luglio è diventato direttore generale di Triboo, una vera e propria digital transformation factory quotata in Borsa, che affianca centinaia di clienti in tutto il mondo nella creazione e gestione delle loro attività digitali, mentre è socio della catena di ristoranti giapponesi Basara, un piccolo impero con quattro sedi a Milano – l’ultimo alla Rinascente, in fianco al Duomo – e altre due a Venezia e Porto Cervo.
«L’idea è di spingere sulle aperture e arrivare a una quindicina di ristoranti dopo il 2020» conferma l’imprenditore che sta stringendo una serie di accordi in diversi ambiti per aprire in alcune aree ristoro di Roma, Firenze e Torino, mentre la prossima estate i vacanzieri potrebbero trovare un Basara anche a Ibiza o Formentera. Basara non è il solito ristorante nipponico. Per la qualità delle materie prime utilizzate ha ottenuto il certificato Jetro (Japan external trade organization), l’organizzazione governativa che promuove l’industria, l’arte e la cultura del Giappone nel mondo, facendo della sostenibilità una bandiera e non solo uno slogan.
«Per il delivery a casa, realizzato con nostri trasportatori, usiamo solo contenitori e posate riciclabili al 100 per 100, mentre i nostri clienti possono chiedere ai ristoranti di devolvere un contributo per piantare un albero a loro nome» continua Giapponese che ora si è buttato a capofitto in Triboo. La società fondata da Giulio Corno ha chiuso il primo semestre 2019 con ricavi consolidati pari a 37,6 milioni di euro, in crescita del 10,7% rispetto allo stesso periodo del 2018 con tre business fondamentali: l’ecommerce, l’editoria e l’agency, che crea siti e campagne di advertising chiavi in mano, che ora si sono aperte anche all’utilizzo di influencer famosi a sostegno del brand. «L’ecommerce è il segmento che sta crescendo di più» afferma Giapponese «e nel quale possiamo offrire un approccio full service, gestendo tutto o solo una parte, dalla vendita al magazzino fino alla logistica. In questo momento stiamo sviluppando progetti nel fashion, nella cosmetica e nell’alimentare». Con un plus. «Siamo certificati dai colossi del commercio elettronico WeChat e Tmall e questo dischiude ai nostri clienti le porte del mercato cinese».
Nell’editoria, oltre alla testata cartacea Wall Street Italia, Triboo controlla una serie di siti come Finanzaoline, finanza.comgreenstyle.itmotori.itrobedadonne.itAgrodolce.it e le testate che fanno capo alla piattaforma blogo.it. «Controlliamo anche una serie di radio sportive e vogliamo diventare sempre più “incubatori” per progetti innovativi: in questo momento ci stiamo occupando della boutique online di home design leader in Italia Lovethesign». Perché la parola d’ordine è sempre la stessa: accelerare.
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