Economia

Manovra economica: le ipotesi sul tavolo del governo

Tre le priorità: taglio del cuneo fiscale, rilancio del pacchetto impresa 4.0 e misure a favore dei redditi più bassi

Giuseppe-Conte

Barbara Massaro

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La partita si gioca tutta intorno alla prossima manovra economica. Il premier Conte lo ha detto nel discorso con cui ha accettato l'incarico di formare il nuovo Governo Pd-M5S figlio dello storico ribaltone pentastellato

"Dobbiamo metterci subito all’opera - ha dichiarato Conte - per definire una manovra economica che contrasti l’aumento dell'Iva che tuteli i risparmiatori".

I paletti economici del Conte bis

In che modo è tutto da vedere. Crescita, sviluppo e supporto ai redditi più bassi hanno bisogno di fondi per essere realizzati, fondi che al momento non ci sono e che sono necessari anche per evitare che scattino i vincoli di salvaguardia e che nel 2020 l'Iva aumenti con le conseguenze che questo potrebbe avere negli equilibri delle scalcagnate finanze degli italiani.

La strana coppia giallo-rossa figlia del ribaltone grillino sta lavorando su tre punti: riduzione del cuneo fiscale, rilancio del pacchetto impresa 4.0 e misure a tutela dei redditi più bassi.

Taglio al cuneo fiscale

Un punto su cui pentastellati e piddini sembrerebbero d'accordo è quello circa la necessità di un robusto taglio del cuneo fiscale ovvero del costo del lavoro e cioè di quello scarto che in busta paga c'è tra stipendio lordo e stipendio netto e che rappresenta un sacrificio per il datore di lavoro e un dramma per il dipendente.

A beneficiare del taglio del cuneo, quindi, sarebbero datori di lavoro, dipendenti e liberi professionisti. La premessa è positiva, ma la questione resta sempre la stessa: come e con che risorse.

Al PD non piace l'idea del M5S che punterebbe a compensare con una riduzione fiscale o contributiva i costi aggiuntivi del salario minimo.

L'utopia del centro sinistra sarebbe quella di un piano di sviluppo per arrivare a offrire una mensilità in più a tutti gli stipendi fino a 55mila euro. Operazione che avrebbe bisogno di 15 miliardi che, ovviamente, non ci sono.

Quindi sarebbero tre le ipotesi alternative. La prima riguarda la riduzione di un punto del cuneo fiscale per ogni anno in un'ottica di governo pluriennale (ammesso che questo regga). 

La seconda ipotesi riguarda i più giovani: 4 punti in meno di cuneo fiscale per chi assuma a tempo indeterminato un giovane. 

C'è poi l'idea pentastellata di esonerare i datori di lavoro dal versamento del contributo dell’1,61% della retribuzione destinata alla Naspi e di quello del 2,75% per la disoccupazione agricola per i lavoratori a tempo indeterminato.

Una soluzione che viaggerebbe parallelamente al salario minimo, e che varrebbe tra i 4 e i 5 miliardi.

Tutto dipenderà dalle coperture e dalla "dote" che il nuovo governo erediterà per il cuneo fiscale che oscilla tra i 2,5 miliardi ai 6 miliardi di euro.

Il nodo delle coperture

I numeri della prossima legge di bilancio sono piuttosto severi. Si tratta di una manovra da 30-35 miliardi che vanno trovati partendo dai 27,6 miliardi obbligatori per arrivare a sterilizzare completamente le clausole Iva da 23,1 miliardi nel 2020 e garantire le risorse necessarie alle cosiddette spese indifferibili e ai rifinanziamenti previsti.

Questo significa che gli altri 5 - 8 miliardi verrebbero indirizzati al taglio del cuneo fiscale e a interventi a sostegno di investimenti e impresa che rappresentano l'altro cardine del piano economico penta-piddino.

Come sostenere i redditi più bassi

Per sostenere i redditi più bassi si sta pensando a un complessivo piano famiglia con l'idea di un assegno unico per le famiglie in cui far confluire le più disparate agevolazioni agevolazioni.

Si torna a parlare di bonus degli 80 euro o l'opzione della cosiddetta "imposta negativa" cioè un assegno inversamente proporzionale al reddito: tanto più basso è il reddito tanto più alto sarebbe l'assegno.

Bisognerà poi revisionare Quota 100 e il Reddito di Cittadinanza da sempre osteggiati dal PD, ma ritenuti imprescindibili dal M5S.

I punti di contatto tra le due anime del governo non sono, dunque, molti e i guai della strana coppia neo formata a Palazzo Chigi potrebbero essere solo all'inizio.

Bisognerà vedere, poi, se Conte deciderà di confermare Tria all'Economia o cambiare ancora una volta i giocatori di questa partita che si sta giocando nei palazzi che che finisce per ricadere tutta sulle spalle degli italiani.

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