Economia

Marijuana: ecco per chi la liberalizzazione è un business

Non solo l'industria farmaceutica, anche turismo, alimentare e tabacco pensano a nuovi clienti

Un giovane americano si prepara una sigaretta all’indomani della legalizzazione dell’uso ricreativo della marijuana. Washington, sulla costa pacifica, è stato uno fra i primi stati a decriminalizzare il consumo, lo scorso dicembre (Stephen Brashear/Getty Images)

Secondo una petizione firmata lo scorso anno da oltre trecento economisti , fra cui tre Premi Nobel (Milton Friedman, George Akerlof e Vernon Smith), legalizzare la marijuana si tradurrebbe in un risparmio per le casse dello stato americano di oltre 13 miliardi di dollari. In pratica: potrebbero essere risparmiati 7,7 miliardi di dollari l’anno in spese per il controllo del commercio di una sostanza considerata illegale. Inoltre, liberare la marijuana dal bando equivarebbe a tassare la vendita. Nel caso in cui la pianta fosse sottoposta a un regime analogo a quello dei prodotti più comuni, potrebbero arrivare nelle casse dell’erario 2,4 miliardi, ma se la tassazione fosse al livello degli alcoolici e del tabacco, il totale potrebbe raggiungere 6,2 miliardi di dollari l’anno.

La previsione, stando alle stime di un altro economista, è conservativa. Per Stephen Easton , infatti, la proibizione della cannabis ricalca la stessa situazione della proibizione dell’alcool negli anni Venti. Se il consumo fosse legale, ai prezzi di correnti di mercato, lo stato potrebbe incassare da 45 a 110 miliardi di dollari l’anno, trasferendo semplicemente il commercio dalle mani dei trafficanti a quelle dei rivenditori autorizzati. Secondo Business Insider , otto stati potrebbero decidere di legalizzare la marijuana quest’anno. Ovviamente, i primi a beneficiare della liberalizzazione della vendita sarebbero proprio i rivenditori.

Gli esempi di non mancano. L’economia locale di città come Boulder e Denver, in Colorado, ha ripreso a marciare. Il Denver Post riferisce che l’Emendamento 64, che legalizza la marijuana, porterebbe nelle casse dello stato fino a 60 milioni di dollari, sottoforma di risparmio per le forze di sicurezza e di introiti fiscali. A questi, a livello federale, va aggiunto un miliardo di dollari che il sistema penitenziario degli Stati Uniti potrebbe risparmiare: i dati relativi al 2005, per esempio, evidenziano come 800mila cittadini siano stati incarcerati per reati legati alla marijuana .

La vera svolta, sostengono gli esperti, dipende dalla liberalizzazione per fini commerciali e non solo di salute. La vendita legale di marijuana per uso ricreativo potrebbe rivelarsi un incentivo al flusso turistico verso gli stati più liberali e una formula premiante per le economie regionali e locali. In fila per trarre il massimo dall’emendamento 64, c’è l’industria alimentare. Secondo Cnbc , il settore potrebbe accelerare sull’innovazione, con il lancio di prodotti come caramelle, gelati, cioccolatini, bibite gassate, biscotti e pop corn. Buone notizie anche per l’industria del tabacco che, grazie alla marijuana potrebbe dare nuova linfa alle vendite. Philip Morris e British American Tobacco, a quanto pare, hanno già messo a punto in alcuni Paesi l’infrastruttura agricola necessaria per passare dalla coltivazione del tabacco a quella della marijuana.

E se l’industria farmaceutica sta identificando nuovi metodi per utilizzare i principi attivi della cannabis senza fumarla, la ricerca accelera anche su altri fronti, come per esempio il lavoro dei laboratori di analisi e la progettazione di strumenti per fumare la marijuana. Come se non bastasse, il deputato conservatore Ron Paul ricorda sul suo blog che ci sono oltre 25mila applicazioni industriali e commerciali della cannabis. Insomma: il business ha molto spazio per crescere.

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