Economia

Legge di stabilità 2017: punti di forza e di debolezza

La manovra da 27 miliardi di euro del governo Renzi disinnesca l'aumento dell'Iva e punta sugli investimenti. Ma snobba consumi e crescita

Padoan-manovra

Andrea Telara

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Alla fine, le dimensioni della Legge di Stabilità 2017, cioè della manovra economica per l'anno venturo, sono diventate più chiare. Sarà un pacchetto di misure da 27 miliardi di euro di cui ben 15,1 miliardi serviranno però per l' “ordinaria amministrazione”, cioè per disinnescare le clausole di salvaguardia, ovvero gli aumenti automatici di imposta destinati a scattare dal prossimo anno per impegni presi in passato dall'Italia con l'Europa (quando doveva ottenere il via libera da Bruxelles alle precedenti manovre economiche).

Legge di stabilità 2017: le cose da sapere


Stringi stringi, dunque, le misure a sostegno dell'economia messe in cantiere dal governo Renzi sono confinate in circa 11 miliardi di euro in tutto, di cui 4 miliardi andranno a supporto degli investimenti, altri 3 miliardi serviranno per finanziare le misure sulle pensioni e il rinnovo del contratto per gli statali, mentre altri 4 miliardi circa si disperderanno tra maggior spesa per la sanità e misure di politica economica già preventivate negli anni scorsi. Basteranno questi provvedimenti a dare una spinta decisiva all'economia? Diversi osservatori pensano di no. Non solo e non tanto per le dimensioni complessive della manovra, che sono abbastanza circoscritte se si escludono appunto le clausole di salvaguardia. Ci sono perplessità anche sulle coperture dei provvedimenti, che sono un po' aleatorie e ottenute per lo più con un deficit extra di 13 miliardi, oltre che con nuove entrate fiscali per 8,5 miliardi, oltre 3 miliardi di tagli alle spese e altri 2 miliardi di risorse derivanti dalla voluntary disclosure, la regolarizzazione volontaria dei capitali esportati illegalmente all'estero.


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Ciò che non convince un economista come Francesco Daveri, docente alla Cattolica (sede di Piacenza) ed editorialista de Lavoce.info, è però soprattutto un altro aspetto: l'attenzione che il governo concentra sulle misure a sostegno degli investimenti a scapito di quelle per i consumi, tra superammortamenti, riduzione delle imposte sui redditi delle aziende (ires e iri), pacchetti di misure per l'industria 4.0 e detassazione dei salari di produttività. “Non che incentivare gli investimenti sia cosa sbagliata, anzi”, dice Daveri a Panorama.it, “il problema è che la nostra economia, in questo momento, soffre soprattutto per un calo della fiducia dei consumatori, che si è manifestato in maniera evidente nel 2016”. Troppi carrelli della spesa rimangono ancora vuoti, insomma, dopo che nel 2015 i consumi avevano dato segni di ripresa per effetto degli 80 euro in più in busta paga. Dopo quella parentesi, però, nel 2016 non ci sono state altre misure a sostegno dei redditi, se non l'abolizione dell'imu sulla prima casa, che ha dato benefici più limitati e con effetto ritardato.


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Se dunque i carrelli della spesa rimangono vuoti e la domanda langue, a detta di Daveri, non si vede perché molte imprese italiane debbano mettersi a investire per produrre di più il prossimo anno, soltato perché c'è un calo delle tasse o qualche incentivo del governo. Secondo l'economista de Lavoce.info, le ultime scelte di politica economica dell'esecutivo hanno una ragion d'essere ben precisa: visto che l'Europa vede di buon occhio soprattutto le misure a sostegno degli investimenti, anziché quelle a favore dei consumi, meglio accontentare Bruxelles per ottenere in cambio un po' di flessibilità in più sul deficit, innalzandolo così dal 2 al 2,4%. Non è ancora detto, però, che l'Ue sia davvero disposta a darci quello che chiediamo.


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