L'economia mondiale secondo Xi Jinping

Ecco come la Cina vuole farsi paladina di liberalizzazione, protezione della proprietà intellettuale e libero commercio

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Stretta di mano fra Donald Trump e Xi Jinping. Mar-a-Lago, Palm Beach, Florida, 6 aprile 2017 – Credits: Jim Watson /AFP /Getty Images

Claudia Astarita

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Non ci sono alternative alla globalizzazione. E' questo il messaggio chiave lanciato dal Presidente cinese Xi Jinping al Forum di Boao, la Davos asiatica che la Cina ospita ogni anno sull'isola di Hainan, nel sud del paese.

La Cina al centro del mondo

Ancora prima di andare ad analizzare le linee economiche per il futuro snocciolate da Xi Jinping è necessario porre l'accento sull'impatto globale di un Forum creato nel 2001 e che, di fatto, non hai mai riscosso particolare attenzione. Fino a quando Xi Jinping non ha reso la Cina una potenza da seguire in ogni suo passo. Fino a quando Pechino non si è guadagnata sul campo un accesso diretto al club delle grandi potenze. E così, all'inizio di questa settimana, leader internazionali di ogni livello, dal direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde al segretario generale dell'Onu Antonio Guterres, sono volati in Cina per poter ascoltare dal vivo la nuova visione eocnomica di Xi. Come loro, anche borse e mercati, asiatici e non, a discorso inaugurale concluso, si sono lasciati trascinare dall'ottimismo del Presidente cinese registrando incoraggianti rialzi. 

Donald Trump vs Xi Jinping

Persino Donald Trump, da Washington, si è complimentato con Xi per le sue "belle parole" e per il "chiarimento sui temi della proprietà ntellettuale e del trasferimento di tecnologie". "Insieme faremo grandi progressi", ha concluso il Presidente americano nel suo tweet. Possibile che sia bastata una dichiarazione ad abbassare i toni della guerra commerciale con cui lo stesso presidente, appena un paio di giorni fa, si era scagliato contro la Cina e le sue "inaccettabili scorrettezze"?

Cosa ha detto Xi

Coma ha riassunto con grande precisione Agi, Xi Jinping ha utilizzato il palcoscenico di Boao per raggiungere due obiettivi: ribadire che la Cina non vuole fare la guerra a nessuno, e spiegare come il paese intende rilanciare la propria economia. Sul primo punto Xi ha utilizzato un linguaggio molto esplicito: "Il mondo sta andando incontro a un nuovo round di grandi sviluppi e profondi riadattamenti. L'umanità affronta molte instabilità e incertezze" e "la nuova fase di rivoluzione industriale offre opportunità e sfide senza precedenti". In un contesto così problematico, ha sottolineato il leader cinese, "la mentalità da guerra fredda e del gioco a somma zero appare molto fuori posto. Solo lo sviluppo pacifico e la cooperazione porterà risultati vantaggiosi per tutti. L'apertura porta al progresso, mentre la chiusura porta all'arretratezza". A prescindere dal livello di sviluppo che riuscirà a raggiungere, ha chiarito Xi, la Cina non minaccerà nessun Paese, non rovescerà i sistemi internazionali esistenti, non costruirà sfere di influenza ne' mai cercherà l'egemonia. "La [nostra] porta non si chiuderà e verrà aperta empre di più".

I quattro pilastri della politica economica cinese

Cosa intende davvero Pechino quando parla di apertura, riforme, liberalizzazione e integrazione dei mercati? I punti su cui Xi Jinping si è soffermato di più sono quattro:

1) Espansione del mercato interno, e in particolare del settore finanziario;

2) Creazione di condizioni migliori per gli investimenti, puntando su trasparenza, competitività e chiusura dei monopoli;

3) Rafforzamento della protezione dei diritti di proprietà intellettuale;

4) Incremento delle importazioni.

Ambizione o realismo?

Per quanto Xi Jinping abbia messo le mani avanti anticipando che i cambiamenti previsti verranno implementati "nel più breve tempo possibile", il discorso del leader cinese non è stato solo una lectio magistralis di retorica e propaganda, ma un'esposizione estremamente efficace e pragmatica. Xi si è impegnato a migliorare l'accesso al mercato cinese eliminando le restrizioni che oggi pesano sulle aziende straniere, cui verrà permesso di aprire impianti in Cina senza la necessità di creare una joint venture con un operatore locale; ha dichiarato che molte delle tariffe che ora limitano le importazioni verranno cancellate; ha annunciato che investire in Cina sarà presto più conveniente per tutti, soprattutto nel settore delle assicurazioni e finanziario, cui Pechino ha deciso di dare la priorità. Xi ha poi promesso di vigilare sul rispetto della proprietà intellettuale e sugli scambi tecnologici tra paesi, che devono essere gestiti senza alcun tipo di forzatura. 

Chi vince tra Xi, Trump e la globalizzazione

In un momento in cui la Cina è stata messa all'angolo dagli Stati Uniti per le sue pratiche commerciali scorrette, Xi Jinping approfitta del Forum di Boao per lanciare un messaggio di distensione, oltre che di collaborazione. Un po' in tutto il mondo economisti e analisti hanno quindi iniziato a dibattere su se l'apertura di Xi sia autonoma, e quindi la seconda tappa di un programma di riforme già approvato in passato, o la risposta alla guerra commerciale di Donald Trump. In questo secondo caso, c'è chi ipotizza che aperture e riforme presentate come "imminenti" proprio nei settori contro i quali il Presidente americano ha puntato il dito siano state anticipate allo scopo di stemperare il braccio di ferro economico in cui sono attualmente impegnate le due superpotenze.

La Cina è ancora troppo chiusa per permetterci di rispondere con precisione a questa domanda, ma quel che è certo è che trarre beneficio da una maggiore liberalizzazione non saranno solo Cina e Stati Uniti, ma tutto il mondo.

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