Le opportunità economiche del Sudest Asiatico

C'è chi parla di una quarta rivoluzione industriale che potrà creare ottime opportunità anche per l'Europa

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Studentesse universitarie in Indonesia – Credits: CHOO YOUN-KONG/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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Secondo il magazine Americano Fortune, la prossima rivoluzione industriale partirà dall'Asia. E per Asia non fa riferimento alla Cina, all'India o al Giappone, quindi alle grandi potenze, emergenti e non, della regione, ma al Sudest Asiatico, ovvero a quel gruppo di piccoli paesi che fino a ieri sono sempre stati guardati come le ruote di scorta del continente.

Il motivo? E' finalmente arrivato anche per loro il momento di modernizzare le rispettive economie, facendo in modo che la rivoluzione tecnologica mondiale diventi per loro motore di sviluppo, innovazione, crescita economica e piena occupazione. Tuttavia, gli analisti di Fortune ritengono che l'incapacità di questi paesi di prepararsi a cogliere queste opportunità potrebbe, per l'ennesima volta, tagliarli fuori dallo sviluppo.

Il nodo del capitale umano

Secondo le stime del World Economic Forum, il modello di crescita che stanno seguendo le dieci nazioni del Sudest asiatico finirà presto per alimentare una domanda di lavoro che non ha precedenti, ma che senza riforme mirate rischia di rimanere scoperta.  

Perché l'Asia assume

Come spiega bene Fortune, nei paesi del Sudest Asiatico la domanda di lavoro è destinata a esplodere perché queste nazioni si stanno rendendo conto che per rimanere al passo con il resto del mondo hanno bisogno di modernizzarsi in fretta. In Indonesia, Malesia, ma anche Vietnam e, molto più lentamente, anche nelle Filippine, sta crescendo il numero di uffici che si occupano di e-commerce o offrono altri tipi di servizi online, tra cui i più richiesti sono pagamenti e gestione delle utenze. Queste strutture, però, non vendono online seguendo i metodi tradizionali, ma di fatto cercano di creare una connessione tra i piccoli negozietti dei loro paesi con i territori che non riescono a raggiungere e, perché no, anche con altre nazioni asiatiche. Ancora, aiutano chi non ha una connessione o una carta di credito a effettuare acquisti di beni e servizi che altrimenti non sarebbero come ultimare.

Il vantaggio di questo supporto in termini economici è evidente, perché queste nuove piattaforme riescono a creare nuovi sbocchi per i loro clienti, ma il pericolo che il Sudest Asiatico corre oggi è quello di non avere abbastanza agenti in grado di facilitare questa transizione.

Investire nella formazione

Cosa possono fare i paesi del Sudest Asiatico per non perdere la loro grande opportunità? Certamente investire in formazione, facendolo, però, con criterio. Oggi investire in ingegneri, economisti e informatici non basta più. O meglio, in un'ottica di medio periodo spingere gli asiatici a iscriversi a queste facoltà può essere molto utile, ma questa carenza cronica di talenti va risolta anche nel breve periodo, per almeno due motivi: da un lato il Sudest Asiatico non può permettersi di perdere il treno della quarta rivoluzione industriale se vuole liberarsi del fardello di povertà e sottosviluppo che la opprime da decenni, dall'altro tutti i paesi della regione sono consapevoli che chi non riuscirà a superare questa sfida finirà con l'essere superato dai suoi stessi vicini.

Le opportunità per l'Europa

La rivoluzione industriale asiatica offre due tipi di opportunità all'Europa. Da un lato, è evidente che un tale eccesso di domanda di lavoro potrebbe essere bilanciato anche assumendo forza lavoro dal Vecchio Continente. In questo caso non ci sarebbero problemi dal punto di vista della carenza di competenze, ma di certo bisognerebbe trovare un moto per colmare in fretta le lacune a livello di conoscenza e familiarità con i mercati e i modelli di business locali. Dall'altro, creando strutture di formazione avanzata che possano aiutare la forza lavoro locale ad acquisire in tempi rapidi le competenze necessarie per diventare competitivi sul proprio mercato.

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