Lavoro

Voucher, quando possono essere usati e quando no

In attesa di votare il referendum, ecco come funzionano e i punti di criticità dei buoni di pagamento che la Cgil vuole azzerare

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Andrea Telara

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Il referendum si farà. La campagna della Cgil contro i voucher, i buoni in denaro che servono per remunerare le prestazioni di lavoro occasionale e che nel 2015, secondo le statistiche, sono stati utilizzati da quasi 1,4 milioni di italiani, con una crescita vertiginosa rispetto ai circa 24mila del 2008, è arrivata fino alla chiamata alle urne degli italiani che la Consulta ha approvato.

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Ma perché i buoni-lavoro, dopo il boom registrato dal 2008 in poi, oggi sono entrati oggi nel mirino delle sigle sindacali? Per capirlo, è bene innanzitutto sapere come funzionano e quando possono essere utilizzati questi strumenti molto flessibili, nati in origine per pagare i lavoretti occasionali svolti dagli studenti o dai pensionati (e poi estesi a una platea molto più ampia di persone).

I voucher sono infatti dei buoni cartacei (o telematici nella loro versione “smaterializzata”) del valore unitario di 10 euro l'uno, in vendita nelle tabaccherie, negli uffici postali, in banca ma anche attraverso gli sportelli online dell'Inps. Se un datore di lavoro (in qualsiasi settore operi) necessita di una prestazione saltuaria, per esempio di un giovane cameriere che vada a servire al ristorante di tanto in tanto, può pagarlo almeno 10 euro lordi l'ora utilizzando appunto questi strumenti. In base alle ore lavorate, il dipendente riceve i voucher a fine giornata, per poi incassarli attraverso gli stessi canali in cui sono venduti, cioè in banca, negli uffici postali o dai tabaccai. Esistono anche dei buoni multipli del valore unitario di 20 o 50 euro, per chi ha intenzione di remunerare un po' di più le prestazioni di cui ha bisogno.

Dei 10 euro lordi di ciascun voucher, 7,5 euro finiscono in tasca al lavoratore, 50 centesimi (cioè il 5%) vanno all'Inail per l'assicurazione contro gli infortuni, una somma di 1,3 euro (il 13%) è destinata ai contributi pensionistici mentre altri 50 centesimi vengono incassati dall'Inps come commissione per gestire tutte le pratiche.

I buoni-lavoro, dunque, hanno lo scopo di dare una copertura contributiva e contro gli infortuni a chi di solito lavora a spizzichi e bocconi e di fare così emergere impieghi che si solito sono invece remunerati in nero, soprattutto quando vengono svolti dai giovani. Non a caso, secondo le statistiche, più di un terzo delle persone che vengono pagate con i voucher ha oggi meno di 25 anni.

Non va dimenticato, però, un particolare importante. Per ostacolare gli abusi nell'utilizzo di questi strumenti, la legge stabilisce due limiti. Innanzitutto, una persona non può guadagnare in un anno con i buoni-lavoro oltre 7mila euro netti (circa 9.300 euro lordi). Inoltre, sempre attraverso questi strumenti, non è possibile ricevere dallo stesso datore di lavoro un compenso superiore a 2.020 euro netti (quasi 2.700 euro lordi) annui.

La stretta del governo

Tutto giusto, se non fosse per un dettaglio importante. Il boom dei voucher, come sostiene anche il presidente dell'Inps Tito Boeri, potrebbe nascondere nuove forme di sfruttamento o di precariato. C'è infatti il rischio concreto che molti datori di lavoro, abituati ad assumere manodopera in nero o precaria, si tengano un po' di buoni nel cassetto da usare solo in presenza di qualche ispezione o controllo.

In altre parole, il voucher potrebbe essere uno strumento utile all'occorrenza, per dimostrare il falso, cioè che un dipendente irregolare è stato assunto regolarmente, seppur soltanto per un impiego occasionale. Per evitare questo tipo di abusi, il governo ha approvato di recente un decreto che corregge alcune disposizioni del Jobs Act e rende tracciabili i voucher.

In pratica, le aziende e i professionisti dovranno sempre comunicare prima, in via telematica o tramite sms, il nominativo e il codice fiscale della persona per la quale i buoni-lavoro verranno utilizzati, specificando anche la data precisa e le ore in cui svolgerà la prestazione. Niente più aziende che fanno le furbe, insomma e che spacciano per occasionali dei lavori che sono in realtà continuativi. Questo, almeno, è ciò che auspica il governo con l'approvazione delle nuove regole. Per la Cgil, però, le buone intenzioni non bastano: i voucher, secondo il sindacato di Susanna Camusso, vanno cancellati con un referendum.

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