Cinque tendenze che trasformeranno tutti in imprenditori nel 2015

Tecnologia, demografia, ma anche cambiamenti culturali: ecco perché nel futuro il lavoro non sarà mai più lo stesso

Coworking

Un lavoratore in un co-working space a Washington – Credits: Mandel Ngan/AFP/Getty Images

Stefania Medetti

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Negli ultimi cinque anni, la natura del lavoro è cambiata radicalmente. Sono sempre di più, infatti, le persone che rinunciano a un lavoro dalle nove alle cinque per inseguire le proprie passioni, prendere il controllo delle proprie giornate e, auspicabilmente, costruire la propria fortuna. Secondo Forbes, che dedica un articolo all’argomento, la tendenza non potrà che accelerare il prossimo anno, complice una serie di cambiamenti economici, tecnologici e demografici. Quella che sta emergendo, infatti, è la cosiddetta “Gig economy”, un'economia caratterizzata da persone che non posseggono un lavoro vero e proprio, ma che svolgono compiti e attività nell’ambito di un sistema collaborativo. Lo scorso anno, inoltre, l’80% dei nuovi imprenditori si è messo in proprio per scelta e non perché aveva perso il lavoro. Nessuno guarda indietro: otto imprenditori individuali su dieci, infatti, si dicono soddisfatti della propria decisione. 

Il primo cambiamento ha a che fare con l’ingresso dei Millennials nel mondo del lavoro. Secondo l’ufficio statistico americano, i Millennials - i nati fra gli anni Ottanta e il Duemila - saranno la più grande forza lavoro nel 2015 e rappresenteranno il 75% dei lavoratori entro il 2030. Si tratta di persone cresciute con la tecnologia, super connesse, che hanno un’idea diversa rispetto alle generazioni precedenti su come guadagnarsi da vivere. Invece di preoccuparsi di quanto possono guadagnare o dello status che possono acquisire si interessano di più all’impatto delle proprie scelte e alla possibilità di lavorare in maniera flessibile. Il 78% dei Millennials, infatti, si dice interessato ad abbandonare un lavoro tradizionale per diventare freelance. 

La seconda novità è che i servizi saranno venduti come un prodotto. Crescono, infatti, i siti che mettono in contatto domanda e offerta di lavoro, ma mentre all’inizio avevano per oggetto modelli tradizionali di lavoro, adesso le nuove piattaforme permettono alle persone di comprare con pochi clic il lavoro e le competenze di qualcun altro. Terza variabile: sharing economy. L’economia della condivisione, di cui Airbnb, Lyft e Uber sono stati i precursori, giocherà un ruolo chiave. Per questa ragione le istituzioni sono chiamate a regolamentare le transazioni che vedono sempre più persone impegnate nello scambio di competenze, lavoro, oggetti e spazi. 

Quarto: le start up creeranno di posti di lavoro. Negli Stati Uniti, la disoccupazione è passata dal 7% al 5,8% nell’ultimo anno e sono state proprio le piccole imprese quelle che hanno contribuito maggiormente alla creazione di nuovi posti di lavoro. Infine, crescerà il numero di lavoratori digitali nomadi. La rete e i telefoni di nuova generazione assicurano totale flessibilità lavorativa: ormai si può essere in contatto con i propri clienti a qualsiasi ora, in qualsiasi luogo del mondo e, soprattutto, scegliendo il proprio stile di vita. 

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