Negli stati gay-friendly le aziende sono più innovative

Una nuova ricerca ha messo in relazione la legislazione con il numero di brevetti e citazioni

Innovazione

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Stefania Medetti

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Meno discriminazione, più innovazione. Una ricerca firmata dagli economisti Huasheng Gao della Nanyang Business School di Singapore e Wei Zhang  della School of Finance della Shanghai University dimostra che negli stati che tuteano i diritti Lgbt le aziende sono caratterizzate da un più alto livello di innovazione. Lo studio, che ha preso in considerazione i dati degli Stati Uniti, è stato pubblicato sulla rivista Management Science e rilanciato da The Atlantic. Per dimostrare la tesi, i ricercatori hanno analizzato il numero di brevetti depositati e le citazioni ottenute dalle aziende che operano in stati in cui sono in vigore leggi non discriminatorie nei confronti dei lavoratori (le cosiddette “Enda”, Employment Non-Discriminatory Act) e quelli di aziende che operano in stati privi di analoghi regolamenti. Complessivamente, sono stati analizzati i risultati di lungo periodo – fra il 1975 e il 2008 – di 60mila aziende, con un valore di mercato medio da 2,5 miliardi di dollari. I ricercatori hanno fatto particolare attenzione al peso di variabili come il livello di talenti di uno stato, la dimensione delle popolazione Lgbt e l'orientamento politico dominante. Inoltre, hanno preso in considerazione le differenze fra gli stati che per primi hanno sottoscritto leggi non discriminatorie e quelli che si sono aggiunti nel tempo (in totale, oggi sono una ventina), ma i dati sono  stati confrontati anche con quelli degli stati confinanti, per assicurarsi di inquadrare in modo preciso gli effetti delle legislazioni gay-friendly sull’innovazione.

La capacità di attrarre i talenti

I risultati sono stati inequivocabili. In media, le aziende che operano in stati gay-friendly depositano l’8% di brevetti in più e ricevono l’11% di citazione dei brevetti in più, un dato indicativo dell’importanza del brevetto stesso. Le aziende che operano in stati più egualitari, inoltre, hanno un numero più alto di brevetti per numero di dipendenti e più citazioni per dipendente. E ciò è vero anche per le aziende che hanno una più alta concentrazione di lavoratori della conoscenza. Gli effetti, inoltre, si fanno sentire maggiormente negli stati con una più alta popolazione Lgbt e sono più pronunciati in aziende che dipendono da alti livelli di talenti e in aziende che non possiedono regolamenti interni non discriminatori.

Gli economisti, infine, hanno valutato se le politiche non discriminatorie contribuiscono in maniera positiva al livello di innovazione di un’azienda, grazie alla sua capacità di attrarre talenti. Questa variabile è stata misurata tenendo conto dei trasferimenti di talenti da stati privi di leggi non discriminatorie a stati che tutelano i diritti Lgbt. Il risultato è che la presenza di leggi non discriminatorie aiuta le aziende ad attrarre migliori talenti e, anche se il loro ritmo di circolazione è modesto, l’incremento di brevetti e di citazioni cresce in maniera sostanziale nel tempo, dimostrando l’effetto dell’ingresso delle nuove risorse. Considerato che l’innovazione proviene sempre di più da gruppi di ricercatori e non dal singolo individuo, possedere team di dipendenti di talento che lavorano insieme promuove la ricerca. Dunque: le politiche gay-friendly migliorano l’innovazione, perché contribuiscono ad attrarre migliori talenti in stati più tolleranti e di mentalità più aperta.

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