Smart working: come si sta diffondendo in Italia

Secondo una recente indagine di IWG, il 56% degli intervistati dichiara di lavorare abitualmente in un luogo diverso dalla sede principale dell'azienda

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Un ufficio smart working – Credits: ufficio stampa Regus

Massimo Morici

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Lo smart working cresce in Europa e anche in Italia, dove operano con questa nuova modalità, secondo le più recenti stime pubblicate los corso autunno dall'Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano più di 300 mila persone. Il cambio di regime riguarda soprattutto le grandi aziende, con il 36% delle realtà nel nostro paese che già hanno avviato progetti strutturati per rendere gli spazi di lavoro e gli orari più flessibili.

La tendenza tocca anche le imprese più piccole, le start up e il variopinto mondo dei freelance. Ma come si sta evolvendo questa nuova tendenza nel nostro paese? Secondo una recente ricerca condotta in Italia da IWG, gruppo di aziende fornitrici di spazi di lavoro flessibile (tra cui Regus e Spaces), e diffusa i primi di luglio, il 56% degli intervistati in Italia dichiara di lavorare abitualmente in un luogo diverso dalla sede principale dell'azienda e il 41% sostiene di utilizzare spazi di lavoro flessibili almeno una volta alla settimana.

Migliora la produttività

Lavorare in luoghi diversi rispetto al classico ufficio, sempre secondo lo studio, sembra aumenti l'efficienza: l'80% degli interpellati indica nel fattore produttività la chiave vincente del lavoro flessibile. Produttività che va di pari passo con la soddisfazione del lavoratore: aumenta, per il 71%, lavorando da remoto. "Spesso quando si parla di lavoro agile, si intende il lavoro da casa" spiega Mauro Mordini, country manager di Regus in Italia. Il top manager ne è certo: "Il punto di svolta non è poi così lontano. Presto parleremo di lavoro flessibile come della forma più utilizzata e, in questo scenario, i cambiamenti nella tecnologia e nella digitalizzazione stanno favorendo la richiesta di servizi on demand, con le imprese che tendono sempre più a esternalizzare le attività ausiliarie"

Aziende più flessibili

Smart working, poi, significa anche adeguarsi con tempestività alla domanda: tra i motivi principali per cui si ricorre a questa nuova modalità di lavoro, gli intervistati hanno messo al primo posto la capacità di rispondere in modo rapido alle tempistiche dei mercati in cui si sviluppa o si contrae il business, sfruttando il fattore competitività. Da non trascurare, tra i motivi che depongono a favore del lavoro flessibile, anche gli aspetti legati ai costi di gestione degli uffici: lo smart working comporta minori oneri di gestione immobiliare, con conseguente capacità di liberare capitali da investire nella crescita.

Il ruolo dei quadri aziendali

Il cambiamento, inoltre, riguarda le risorse umane: alcune competenze possono fare da volano ulteriore per raggiungere i benefici attesi in termini di produttività, efficienza e conciliazione vita-lavoro. "Dal nostro punto di osservazione del mercato vediamo potenzialmente molto interessante il ruolo dei middle manager, soprattutto in qualità di portatori di grande know-how e visione d'insieme. I quadri aziendali possono contribuire più degli altri all'adozione di nuovi approcci organizzativi" spiega Carlo Caporale, amministratore delegato in Italia di Wyser, società internazionale di Gi Group che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali. "In particolare, l'introduzione e la progettazione di forme di lavoro agile non possono prescindere dal fattore umano e dalle modalità di coinvolgimento della popolazione aziendale".

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