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Lavoro

Scioperi, pro e contro delle riforme in arrivo

Nei servizi pubblici, si potrà incrociare le braccia solo con il via libera del 30-50% dei lavoratori. Cosa cambia se le nuove norme andranno in porto

Se ne parla da mesi e ormai la svolta sembra vicina. A partire dall'autunno, la maggioranza che sostiene il governo Renzi dovrebbe mettere finalmente mano alle norme che regolano gli scioperi, soprattutto quelli che investono il settore dei servizi pubblici essenziali come i trasporti. A legiferare su questa materia scottante, però, non sarà direttamente l'esecutivo ma il Parlamento, dove ci sono già da tempo due diversi disegni di legge che portano la firma di Pietro Ichino, senatore del Pd e di Maurizio Sacconi, suo collega del Nuovo Centrodestra. Entrambe le proposte, che potrebbero convergere in un unico testo con l'appoggio del governo, hanno l'obiettivo di mettere fine agli “scioperi selvaggi”, indetti nel comparto dei servizi da sigle sindacali spesso minoritarie ma in grado di creare notevoli disagi agli utenti.


Lo sciopero più incredibile della storia degli scioperi


Nello specifico Ichino vuole che, nel settore servizi pubblici, vengano permessi soltanto quegli scioperi approvati a maggioranza da un referendum preventivo indetto tra tutti dipendenti coinvolti oppure quegli scioperi proclamati dai sindacati che rappresentano oltre il 50% dei lavoratori. Un po' diverso è il testo della legge ideata da Sacconi, secondo cui le agitazioni sindacali nei servizi pubblici dovrebbero essere consentite soltanto quando sono proclamate dalle sigle maggioritarie (cioè rappresentative di oltre il 50% dei lavoratori). In alternativa, sempre secondo la proposta di Sacconi, lo sciopero nei servizi pubblici è da ritenersi legittimo solo quando raggiunge un quorum favorevole del 30%, in un referendum indetto da un sindacato che rappresenti almeno il 20% dei lavoratori coinvolti.


Il Jobs Act


A parte i dettagli che le differenziano, però le riforme ideate da Ichino e Sacconi hanno indubbiamente un punto in comune: l'obiettivo di rendere più difficili gli scioperi in certi settori, come i trasporti o la sanità, dove i cittadini sono esposti solitamente a forti disagi. E' giusto o sbagliato procedere in tale direzione? E' proprio attorno a questo interrogativo, che potrebbe ruotare il dibattito politico dei prossimi mesi. Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro alla Camera ed esponente della minoranza del Pd oppositrice di Renzi, ha già mostrato molte perplessità sulle proposte presentate finora in Parlamento, considerando sbagliata la loro impostazione: “ se passerà l'idea che occorre almeno il 50% di rappresentatività dei lavoratori per fare uno sciopero, in Italia non si faranno più scioperi”, ha detto in sostanza Damiano, sottolineando come il diritto ad astenersi dal lavoro sia tutelato dall'articolo 40 della Costituzione e sia attualmente regolato anche da una legge del 1990. Per questo, il presidente della Commissione Lavoro alla Camera auspica che il governo eviti di procedere “manu militari” e convochi a Palazzo Chigi i sindacati e le imprese, per sollecitarle a trovare autonomamente un accordo su questi punti. Se l'intesa non verrà raggiunta, però, la maggioranza che appoggia Renzi probabilmente non resterà ferma e sosterrà con convinzione proposte di Ichino e Sacconi.


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