Rimborso delle pensioni: il piano di Renzi in due mosse

Una tantum per scaglioni grazie al "tesoretto" da 2,1 miliardi e nuova indicizzazione dal 2016 per rispettare l'equità chiesta dalla Consulta

Renzi-Padoan

Il presidente del consiglio Matteo Renzi (s) e il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan (d) durante la conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del consiglio dei ministri, Roma 18 maggio 2015 – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Redazione Economia

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Un rimborso una tantum per scaglioni, dando parzialmente il dovuto, e un nuovo meccanismo di indicizzazione "più generoso" per il futuro. È il piano presentato dal premier Matteo Renzi, insieme al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e a quello del Lavoro Giuliano Poletti per fare fronte alla sentenza della Consulta sulla legge Fornero.

La misura una tantum, ha spiegato un esuberante presidente del Consiglio, sarà pagata facendo ricorso al tesoretto. "Vi ricordate - ha detto - quella meravigliosa parentesi rosa nel Def, tra 2,5 e 2,6, quello 0,1% per cento di Pil impropriamente definito 'tesoretto', che voi giudicavate essere inesistente? Ebbene, orsù, c'era. Ma lo utilizziamo per le pensioni, per un totale di 2 miliardi e 180 milioni. Andrà a 3,7 milioni di pensionati". Rispetto a quelli raggiunti dagli effetti della sentenza, ha precisato, "ne resteranno fuori 670mila".

Come funzionerà? "Se prendi 1.700 euro lordi di pensione, avrai il primo agosto il bonus Poletti di 750 euro, se ne prendi 2.200 circa 450, euro più euro meno. Se prendi 2.700 euro avrai 278 euro. Quelli sopra i 3.200 euro lordi, invece, non riceveranno alcunché".

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A questo si aggiungerà un nuovo meccanismo di indicizzazione, che scatterà dal 2016: "Chi prende 1.700 euro - ha annunciato Renzi - avrà 180 euro di rivalutazione, cioè circa 15 euro al mese; chi prende 2.200 euro, ne avrà 99; chi prende 2.700 euro, ne avrà 60 all'anno, 5 al mese". Si tratterà infatti di un meccanismo "più generoso", ha spiegato Padoan, grazie al quale "i principi ispiratori della sentenza della Consulta, adeguatezza, gradualità e proporzionalità siano rispettati".
D'altra parte, ha sottolineato il titolare del Tesoro, se il Governo avesse pagato subito tutto quello che prevedeva la sentenza della Consulta, il rapporto deficit/Pil sarebbe schizzato al 3,6%. Questo, ha aggiunto, avrebbe portato alla "immediata rimozione della clausola delle riforme", quella che prevede una maggiore flessibilità sui numeri di bilancio per quei Paesi che stanno adottando grandi modifiche legislative per rilanciare la ripresa, "e il mancato rispetto della regola del debito. E tutto ciò - ha sottolineato - avrebbe richiesto una ulteriore aggravio e aggiustamento dei conti pubblici", il che a sua volta avrebbe compromesso la debole ripresa. "Conseguenze - ha concluso - che a mio avviso non sono state ancora compiutamente valutate nel dibattito"

Archiviata la pratica, Renzi ha subito rilanciato, annunciando l'intenzione di dedicarsi al tema delle rigidità del meccanismo: "La grande questione delle pensioni - ha spiegato - va affrontata. Diciamo la verità: se io sono una donna di 62 anni, per me le normative del passato sono intervenute in modo troppo rigido. Se una donna a 61, 62 o 63 anni, vuole andare in pensione due o tre anni prima, rinunciando a 20-30-40 euro, per godersi il nipote anziché dover pagare 600 euro la baby sitter, bisognerà trovare le modalità perché glielo si possa permettere. Lo faremo - ha detto - entro la legge di Stabilità, andremo a dare un pochino più di spazio a chi, in cambio di una riduzione corrispondente e proporzionale, vorrà avere maggiore libertà e flessibilità. Questa è la vera discussione da fare sulle pensioni. Siamo pronti a dare risposte, ovviamente - ha concluso - in un quadro di stabilità economica".

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