Riforma Fornero, migliaia di precari a spasso

La nuova legge sul lavoro provoca un calo di oltre il 57% delle assunzioni a chiamata o intermittenti

Il ministro del welfare, Elsa Fornero (Credits:Maurizio Degli Innocenti/Ansa)

Andrea Telara

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Un calo di quasi il 60% in pochi mesi. E' l'effetto dell'ultima riforma del lavoro, voluta dal ministro del welfare Elsa Fornero , sulle assunzioni intermittenti (o a chiamata), cioè i contratti ultraflessibili introdotti dalla vecchia Legge Biagi e utilizzati soprattutto nel mondo del commercio o del turismo, per i rapporti stagionali di brevissima durata.

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO

Per scoraggiare gli abusi di queste assunzioni, che a volte mascherano delle forme di lavoro nero o mal retribuito, la legge Fornero ha voluto attuare uno stretto giro di vite: dall'estate scorsa, tutti gli imprenditori che chiamano un dipendente a intermittenza devono infatti comunicare sempre alle autorità pubbliche la data di inizio e di cessazione del rapporto di lavoro.

Si tratta di regole un po' burocratiche che hanno già avuto un effetto assai evidente, documentato da Bruno Anastasia, economista che collabora con il sito LaVoce.info. Analizzando i dati di 11 regioni italiane (tra cui le più popolate e ricche del paese come la Lombardia, il Piemonte o il Veneto), si scopre che le nuove assunzioni a chiamata hanno avuto un crollo del 57% nel terzo trimestre di quest'anno, cioè subito dopo l'entrata in vigore della riforma Fornero. Contemporaneamente, i rapporti di lavoro intermittente interrotti o cessati sono stati ben 156mila, con una crescita del 36% in rapporto a 3 mesi prima.

LA LEGGE FORNERO E LA DISOCCUPAZIONE

Per Anastasia, questa forte diminuzione è legata probabilmente alle nuove regole imposte dalla riforma Fornero anche se, a detta dell'economista, è ancora presto per far salire sul banco degli imputati la nuova legge sul welfare. Prima bisognerà attendere dei dati più precisi, forniti dall'Inps, per verificare che fine abbiano fatto tutti questi rapporti di lavoro cessati. Può darsi, infatti, che molte assunzioni intermittenti siano state trasformate in un inquadramento più stabile. Per adesso, gli unici dati disponibili riguardano la Regione Veneto dove, su 30mila contratti  a chiamata cessati, circa un terzo (cioè appena 10mila) si sono trasformati in un'assunzione più stabile, in molti casi nella stessa azienda che prima offriva un rapporto di lavoro ultraflessibile. Il 48% dei dipendenti è stato assunto a tempo indeterminato, anche se quasi sempre con il part-time.

LE NUOVE REGOLE SUI CONTRATTI A TERMINE

Per chi è riuscito ad avere un assunzione stabile anziché intermittente, dunque, la riforma Fornero ha avuto senza dubbio degli effetti positivi ed è riuscita a raggiungere lo scopo prefissato: combattere  la “flessibilità cattiva”, che costringe molti lavoratori a vivere da precari per lungo tempo. Resta però da capire che fine abbiano fatto, invece, quei dipendenti a chiamata (e sono la maggioranza), che in tutta Italia hanno visto il proprio rapporto di lavoro interrompersi, dopo l'entrata in vigore dell'ultima legge sul welfare. Considerando gli ultimi dati sulla disoccupazione (ormai vicina all'11%), c'è da stare ben poco sereni. Anche perché, è bene ricordarlo, nell'ultimo anno le nuove assunzioni in tutta Italia (con qualunque contratto, flessibile o stabile che sia) sono calate di ben il 10%, con punte del 20% in alcune regioni come la Lombardia. E' dunque difficile che i lavoratori intermittenti lasciati a spasso dalle loro imprese abbiano trovato facilmente un'altra sistemazione.

LA RIFORMA DEL LAVORO E I CALL CENTER

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