Riforma Fornero, niente di nuovo per i precari

L'ultima legge sul welfare compie oggi un anno. Il bilancio (deludente) in un'analisi di Gi Group Academy

L'ex-ministro del welfare, Elsa Fornero (credits: Alessandro Di Marco/Ansa)

Andrea Telara

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Assunzioni che non crescono e molti contratti precari che sono rimasti tali, senza diventare stabili. E' il bilancio, tutt'altro che positivo, dell'ultima riforma del welfare che porta la firma dell'ex-ministro Elsa Fornero e che proprio oggi compie un anno di vita. A tirare le somme è la consueta rilevazione semestrale dell'Osservatorio di Gi Group Academy, realizzata sulla base di un sondaggio tra centinaia di manager, imprenditori e direttori del personale delle aziende.

TUTTO SULLA RIFORMA FORNERO

A 12 mesi di distanza dal varo delle legge Fornero, si registra purtroppo un'inversione di tendenza rispetto al semestre precedente. In una prima fase, infatti, la riforma del lavoro ha fatto registrare un calo nell'utilizzo dei contratti ultra-flessibili come le collaborazioni a progetto (-20,2%) e ha generato invece una crescita delle assunzioni a tempo indeterminato (+8% circa) o di quelle con l'apprendistato (+3,2%). Trascorso un altro semestre, però, tutto sembra tornato come prima e l'obiettivo della riforma di incentivare i rapporti di lavoro stabili non sembra affatto raggiunto. Tra i vecchi contratti precari esistenti fino al 2012, dopo un anno si registra soltanto una diminuzione nell'utilizzo degli stage (-5,2%) e una marginale flessione delle collaborazioni a progetto (-3,7%), che rappresentano ancora oltre il 38% dei contratti con cui vengono inquadrati i giovani neo-assunti con meno di 29 anni. Seguono a distanza (sempre tra i giovani under 30) le assunzioni a termine (24,5%), i tirocini (13,2%), i contratti a tempo indeterminato (7,6%), i contratti di inserimento (6,1%), la somministrazione (3,1%) e le collaborazioni con la partita iva (0,6%). Sostanzialmente stabili rimangono le assunzioni con l’apprendistato (attorno al 6,3%), su cui invece la riforma Fornero spuntava molto, per creare nuove occasioni di impiego tra i giovani.

I CONTRATTI A TERMINE E LE NUOVE LEGGI SUL WELFARE

Nel complesso, tra i lavoratori di tutte le età, chi aveva un rapporto precario nel 2012 ha mantenuto spesso un inquadramento flessibile pure nel 2013. Inoltre, anche quando il contratto è stato modificato, in quasi 3 casi su 4 l'azienda ha scelto di proporre un' altra assunzione a termine o precaria, piuttosto che l'inquadramento a tempo indeterminato. Dalle rilevazioni di Gi Group Academy, arriva poi un'altra nota dolente: nel primo semestre del 2013, è diminuita dal 61,3% al 56,4% la quota di imprese che dichiarano di aver effettuato almeno un inserimento di nuovo personale nell'organico. Lo stimolo alle assunzioni, insomma, non c'è stato. Anzi, il mercato del lavoro sembra purtroppo essersi mosso nella direzione opposta.

COLLABORAZIONI FLESSIBILI, COSA E' CAMBIATO NEL 2013

Nulla è cambiato neppure sul fronte dell'outplacement, cioè i programmi di reinserimento professionale sostenuti dalle imprese e destinati ai dipendenti che vengono licenziati. Prima e dopo la riforma Fornero, il grado di utilizzo dell'outplacement è rimasto invariato attorno al 2%, benché la nuova legge sul welfare contenesse una generica raccomandazione a far ricorso a questi piani di reimpiego.

Il bilancio dell'ultima legge sul lavoro, insomma, non sembra affatto esaltante. A sostenerlo è anche l'amministratore delegato di Gi Group Stefano Colli-Lanzi , un manager che in passato ha espresso apprezzamenti positivi su alcuni contenuti della riforma. “ Alla legge Fornero”, dice Colli-Lanzi, “va riconosciuto il merito di aver agito su alcuni temi importanti del mercato del lavoro italiano, come le modifiche all'articolo 18, le politiche attive, la stretta sulla cattiva flessibilità”. Tuttavia, secondo l'ad di Gi Group, la riforma è stata approvata in condizioni di emergenza e in tempi ristretti, che hanno imposto un compromesso al ribasso. Ora, però, Colli-Lanzi intravede un rischio all'orizzonte: invece di completare il disegno originario che stava alla base della legge Fornero (cioè combattere la precarietà del lavoro, rispettando però le esigenze di flessibilità delle aziende), il governo e il Parlamento sembrano voler andare nella direzione opposta, concentrandosi su misure di breve periodo che non risolvono certo i problemi.

LE PARTITE IVA E LA RIFORMA FORNERO

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