Reddito d'inclusione sociale: cos'è e come funziona il sussidio che piace a Giovannini

Il ministro del lavoro studia la possibilità di introdurre il Reis, un sostegno contro la povertà proposto da Acli e Caritas

Un centro della Caritas a Roma (Credits:Guido Montani/Ansa)

Andrea Telara

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Il ministro del lavoro, Enrico Giovannini , l'ha definita una proposta seria e non esclude di volerla applicare, almeno in parte, con la prossima Legge di Stabilità. Si tratta del progetto ideato dalla Caritas e dalle Acli, due importanti realtà dell'associazionismo cattolico, per istituire un Reddito di inclusione sociale (Reis), cioè un nuovo sostegno destinato a tutte le famiglie che si trovano al di sotto della soglia di povertà (sono il 6,8% del totale, secondo le stime più accreditate). Ecco cos'è e come funziona il Reis, che ha incontrato grande interesse nello staff del ministro Giovannini.

L'INDENNITA' PER I POVERI

La Caritas e le Acli propongono di introdurre una indennità statale destinata a tutte le famiglie che risiedono nel territorio italiano da almeno 12 mesi, indipendentemente dalla loro nazionalità. L'ammontare del sussidio è pari alla differenza tra il reddito percepito dai beneficiari e quello che l'Istat indica come soglia di povertà e che corrisponde a 1.400 euro mensili per un nucleo familiare di 3 persone. Se una famiglia ha un reddito complessivo di 1.000 euro, dunque, dovrebbe beneficiare di una prestazione sociale di 400 euro ogni 30 giorni, che le permetterebbe di tornare al di sopra della soglia di povertà. Queste indennità verranno erogate sia attraverso un sussidio diretto in denaro, sia con servizi assistenziali gratuiti.

PERCORSO A TAPPE

Secondo il progetto messo a punto dalle associazioni cattoliche, il Reis verrebbe introdotto gradualmente nell'arco di 5 anni, con un percorso a tappe. Nell'ipotesi che si inizi nel 2014, l'indennità giungerebbe a regime nel 2017, assorbendo risorse per circa 6 miliardi di euro all'anno. Nello specifico, durante il 2014 la spesa ammonterà a 900 milioni di euro e porterà all'erogazione di un sussidio per 375 mila famiglie. Nel 2015 l'impegno finanziario salirà a 2,2 miliardi di euro (per 600mila famiglie) e raggiungerà i 3,7 miliardi nel 2016 (per 940mila famiglie). Infine, quando il Reis giungerà a regime nel 2017, offrirà una protezione sociale a un milione e 130 mila nuclei familiari, per una spesa di 6,06 miliardi di euro annui, così composti: 4,9 miliardi saranno prestazioni in denaro dirette, mentre poco più di un miliardo servirà per erogare servizi gratuiti alle persone.

LE COPERTURE FINANZIARIE

Com'è ovvio, il progetto di Caritas e Acli include anche una previsione sulle coperture finanziarie necessarie per mettere a bilancio il nuovo Reis. Su questo fronte, gli esperti e i consulenti delle associazioni hanno individuato una serie imposte e un insieme di risparmi di spesa che, nel complesso, possono garantire risorse per 13-18 miliardi di euro, cioè molto più di quanto servirebbe per far nascere la nuova indennità. Innanzitutto, il Reddito di inclusione sociale andrebbe a sostituire gradualmente alcune forme di sostegno alla povertà già esistenti oggi. Inoltre, secondo il progetto di Caritas e Acli, si possono rastrellare parecchi soldi con dei risparmi sulle spese generali per le istituzioni o con degli interventi sulle pensioni d'oro.

In caso di necessità, si possono effettuare anche dei piccoli aumenti di “tasse secondarie” come le accise su tabacco o sulle bevande alcoliche e le imposte sui concorsi a premi. Inoltre, secondo chi propone il Reis, altre risorse possono essere raccolte con il riordino delle agevolazioni fiscali per le imprese o per i contribuenti irpef, con un prelievo patrimoniale o con una modifica dell’imposta sulle successioni e sulle donazioni. Se c'è la volontà di passare dalle parole ai fatti, insomma, le risorse per finanziare i 6 miliardi del Reis si trovano facilmente, almeno secondo chi propone questa nuovo sussidio contro la povertà.

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